Si ricomincia e alla grande: corso a Mantova Medievale!

Dopo una lunga pausa estiva, strana per me ma assolutamente rigenerante, si riprende con uno degli eventi più attesi e di solito conclusivi della stagione: Mantova Medievale.

Questa volta si riparte alla grande perché ho accettato la richiesta di Sebastiano e terrò il corso di tablet weaving, all’interno dell’evento, dedicato esclusivamente alle rievocatrici e ai rievocatori. E’ grande l’emozione, ma devo dirvi, indossando la mia coda di pavone migliore (sì, lascio da parte modestia e umiltà, ma a volte ci sta), che i 6 posti che avevo concordato per i corsisti sono stati occupati in meno di 1 ora. Grande è la mia ansia di essere all’altezza delle loro aspettative, ma soprattutto di poter insegnare loro le basi e in particolar modo che la tessitura si fa con le mani e con gli occhi e non è un modo di dire scontato…

La richiesta di Sebastiano è stata per me, lo devo ammettere, un gran riconoscimento perché viene da un rievocatore di cui ho stima per l’attenzione ai particolari e alla ricostruzione. Questo corso lo ammetto significa un bel passo, non un punto di arrivo, ma uno scalino passato e in questo momento della mia storia di rievocatrice credo proprio che ci volesse. Dove porta questa scala? Non lo so, ma ho smesso di chiedermelo. Ho deciso di percorrerla, la percorro da 13 anni oramai e non c’è giorno che mi penta di averla iniziata.

Ci vediamo a Mantova il 29-30 agosto! Mi raccomando, numerosi!

promemoria

promemoria

Corso di tablet weaving: resoconto

Con la mente sgombra da pensieri e casini e dopo che abbiamo anche archiviato queste feste, posso raccontarvi come è andata.

E’ andata bene. Bon, finito resoconto! 😀

Scherzi a parte, è davvero andata bene e non me lo aspettavo. O meglio lo speravo, ma da qua a realizzare che le cose come le avevo pensate potessero essere la soluzione ottimale (con qualche aggiustamento) non ci potevo credere.

Sono partita da Parma con un sole pazzesco, ma più mi avvicinavo alle Marche e più il cielo si faceva cupo. Niente di buono, anche se le previsioni del tempo di questi tempi raramente sono positive. Mi preoccupava il freddo e la scarsità di luce, perché alla fine dovendo fare un corso al chiuso, che piova o meno è poco interessante. Arrivare verso casa (perché sì, sono un po’ di quelle parti per via paterna) e vedere quanto buona parte della provincia di Pesaro Urbino stia crollando per le frane, per l’incuria, per il menefreghismo, per il magna magna che non si dice (perché tanto chi se ne frega delle Marche? Son povere e la “brutta copia” della Toscana…ho sentito dire tutto ciò a suo tempo) è stato un dolore e rabbia, ma questo esula dal corso. Poi il giorno del corso tutto è cambiato e un sole splendente con un’aria frizzantina primaverile si è palesato in tutto il suo splendore.

Il corso si è tenuto in una splendida casa di campagna nelle colline attorno a Urbino. Un posto splendido dove l’associazione Salicevivo (a questo link anche la pagina fb) si incontra per creare delle meraviglie e trasformare il mondo in cesto (ho una passione per i cesti fatti a mano che voi non potete capire. Ad averci spazio e casa avrei una mucchia di questi cesti!).

La sede di Salicevivo.

La sede di Salicevivo. Casa di Viviana

l'entrata: un luogo di perdizione. Li avrei rubati tutti.

l’entrata: un luogo di perdizione. Li avrei rubati tutti.

Una volta arrivata lì finalmente ho conosciuto tutte le mie allieve. Momama che follia! Pensare che io abbia delle allieve e farmi chiamare maestra è stato un dramma, mentre quando mi hanno chiamato per nome è stato molto meglio. Essere maestri è un cammino lungo e impegnativo, pieno di ostacoli e ripensamenti, dove l’umiltà si fonda con la bravura…quindi chiamatemi per nome che è meglio.

Oltre a Betta e Momo, le mie amiche che mi hanno incastrato in questa esperienza, c’erano le loro amiche, quelle con cui o si trovano a divertirsi col vimini o con altre situazioni, ma tutte desiderose di imparare, di provare, di mettersi in gioco. Ovviamente non avevo calcolato che chi volesse provare il corso non avesse niente a che fare con la rievocazione. Nella mia mente settoriale per me certe tecniche le impari perché hai uno scopo e per approcciarsi a questa 9 volte su 10 è perché le hai viste in un reperto o immagine storica e hai necessità di riprodurlo. Invece qui è il mondo “normale” quello che vive, conosce, si mette in gioco, anche senza un “secondo interesse”. Mi sono ritarata in pochi minuti, mentre mi passavano biscotti fatti in casa da assaggiare e mani da stringere. La giornata iniziava bene.

Si è partiti dalla teoria, un minimo. Non è una conferenza e alla fine non è detto che nemmeno interessi più di tanto conoscere tutti i singoli reperti ritrovati e perché, questo è un aspetto che magari si può approfondire con un altro tipo di gruppo, quindi alla fine ho preferito concentrarmi sulla tecnica vera e propria e cercare di far capire i fondamenti della tecnica base: impostazione del filato, impostazione della mani, girare le tessere.

Questo era lo scopo della prima giornata.

Dopo aver spiegato che il mio metodo non è “il” metodo e che non ho nessuna verità in tasca e soprattutto che esistono un’infinita serie di modalità per preparare il telaio, ho spiegato che però era fondamentale che capissero la differenza del filato posto in S o in Z. Tragedia!!! Non me lo aspettavo, ma qui è sorto lo scoglio più grosso che pian pianino hanno superato quasi tutte vedendo il lavoro fatto. Qualcuna è rimasta dubbiosa, qualcuna recalcitrante, qualcuna è partita come un turbo. Va bene così.

preparazione del telaio

preparazione del telaio

La mattina è volata, seguendo tutte in giro per le stanze, per rispondere alle domande, per controllare che fossero impostati bene i fili, per correggere gli errori, per spiegare per la millionesima volta S e Z (chiedendomi mille volte come fare per far vedere cose che per me, dopo tanto tempo, sono diventate meccaniche. Certo le controllo ogni volta, ogni volta sbaglio qualcosa soprattutto se è un po’ che non preparo un telaio, ma alla fine quelle due maledette lettere le vedo!), a ridere, scherzare, curiosare i titoli dei libri nella libreria.

La pausa pranzo è stata degna di un pasto hobbit, perché con la motivazione che ognuno porta qualcosa (il pranzo non è compreso, ma da loro c’è questa ottima abitudine) ci ha fatto mangiare come chissà. Il convivio è stato rispettato, con cibo e chiacchiere, come tradizione vuole.

il convivio

il convivio

Il pomeriggio è stato il momento della tessitura vera e propria. Si impostano le mani, si fa capire il valore della tensione, del sistemare i fili e soprattutto si cerca di far capire come ogni movimento, ogni passaggio della navetta, ogni sistemazione del filo creino il disegno senza se e senza ma. Sono le mani del tessitore alla fine che decretano il risultato finale anche nella scelta di girare in avanti e/o indietro e per quante volte.

La lana AquiLana ha dimostrato di essere una valida alleata sia nella resa (anche se alcuni colori un po’ più chiari di altri con la luce naturale in un primo tempo ingannavano la resa delle corsiste, ma alla fine hanno dato ragione della scelta) che nella resistenza (solo una corsista, un po’ tesa, è riuscita a spezzare i fili. La tensione va lasciata nei fili e non nelle spalle o nelle mani!). Per il prossimo corso abbiamo già richiesto anche altri colori, di varie sfumature, per aumentare le possibilità di soddisfazione. Rimane ferma la mia scelta sia per il materiale che per lo spessore: così sottile verranno sì dei manufatti piccoli e questo ha mandato un po’ in dubbio qualcuno, ma i punti sono ben fitti e precisi quando il lavoro viene fatto bene che rendono la tessitura leggibile più di quanto si possa credere.

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il tavolo di lavoro comune

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si parla

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ci si concentra

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ci si aiuta

E il primo giorno si chiude con tanta mia stanchezza da farmi cadere in coma presto, dopo aver mangiato e letto in santa pace. Il giorno dopo si apre con “che cavolo di ore sono?” visto che proprio quel fine settimana cambiava l’ora solare/legale e quindi con una serie di “oh, mamma mia, sono in ritardo, non sapevo più che ore erano!” anche se in realtà si è arrivate tutte per tempo, con la calma necessaria per affrontare le nuove sfide.

Seconda colazione, come casa hobbit prevede e poi si parte!

Si parte con la mia sfida: ragionare sullo schema base e poi, se si vogliono buttare, provare a costruire un loro schema seguendo quello di base. Una bella sfida perché prevede aver compreso la base della tecnica e sono stata contenta che qualcuno ci abbia provato, creando anche cose molto particolari (come un modello fronte e retro uguale con due belle esse), sicuramente personali che hanno soddisfatto abbastanza. La mattinata è quindi scivolata con chi rimontava telaio e schema, chi continuava il lavoro modificando il movimento, chi imparava a disfare gli errori e chi in riposo si godeva la compagnia.

lavoro di Momo

lavoro di Momo

Il corso si è concluso con il pranzo degli avanzi del giorno prima (e lo sapete tutti che questo vuol dire un altro pranzo di nozze), ma soprattutto piacevoli chiacchierate su tutto con chi si è potuta fermare.

Sono soddisfatta, lo devo dire, soprattutto dei visi sorridenti delle corsiste, di averle sentite dire che “non è la mia tecnica, ma mi è piaciuto impararlo” o “ho deciso che farò qualcosa per le nipoti” o anche un semplice “grazie, è stato tutto chiaro e preciso” e vedere che gli occhi erano lo specchio delle parole.

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io con quasi tutte le corsiste

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tutte le corsiste, anche se in ombra…

A questo punto si farà un secondo corso base, forse a breve, ma adesso mi riposo e penso a cosa devo ricostruire.

p.s: menzione speciale a Ombra cane umarell che controlla come parcheggi, possibilmente mettendosi fra te e la siepe, ma nell’angolo buio dello specchietto così non vedrai mai se lo prendi o meno; guarda se hai messo tutto nella macchina, possibilmente mettendoci dentro il naso; ti segue per vedere se hai bisogno di lui.

Ombra

Ombra

Corsi: tablet weaving

Oggi vi posso annunciare, con trepidazione, ansia, timore e contentezza che il 28-29 marzo sarò in quel di Urbino a tenere un corso sulla tecnica base del tablet weaving.

Sono emozionata perché è la prima volta che mi metto a insegnare qualcosa di tecnico e sarà un’esperienza nuova e stimolante. Non vedo l’ora di raccontarvi come è andata (intanto io incrocio le dita, sai mai).

Il corso è praticamente chiuso, visto che i posti sono tutti occupati, ma se la cosa vi interessasse potete contattare il numero e farvi dare tutte le informazioni, perché in caso si farà un secondo corso a data da destinarsi (in primavera o in autunno, in base ai miei impegni rievocativi).

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volantino

La lana del corso, sia quella naturale che quella tinta, proviene dalle mani sapienti di AquiLana che vi ho parlato poco tempo fa. Sono molto orgogliosa di poterla usare per far entrare la gente nel magico mondo della tessitura, ma soprattutto non vedo l’ora di poter scegliere tutte le sfumature di colore tinto naturalmente che abbiamo potuto avere (io e Betta, l’istigatrice del corso nonché mia amica) e che faremo usare ai corsisti. In foto le sfumature sono meravigliose, ma mi dicono che dal vero sono ancora meglio.

lana AquiLANA che useremo per il corso.

lana AquiLANA che useremo per il corso.

Test materiali #1: lana “AquiLANA”

Questo post vuole essere uno dei tanti (spero) in cui metto la faccia nel giudicare un prodotto che ho testato per uno dei miei lavori. La mia opinione vale come le altre, non ha valore assoluto e sinceramente è frutto della mia esperienza e della mia manualità. Fatta la premessa iniziamo a presentare il prodotto: lana Aquilana.

Dove trovarla? Chi è? Cosa fa? Da dove viene?

Su fb potete trovarla alla pagina dell’Azienda agrozootecnica Damiani Ovidio e aprendo la pagina vi troverete la bella foto della bella famiglia che si è rimboccata le maniche e ha ripreso un lavoro antico come il mondo: la pastorizia. Alla pagina troverete anche il link del loro blog “L’AquiLANA” dove potrete trovare informazioni sulla loro storia e sul loro lavoro. Non voglio dilungarmi troppo sulla presentazione perché davvero le informazioni le trovate ai link, ma da tempo seguo il progetto per alcuni motivi:

1. Riproposizione dell’allevamento di animali autoctoni italiani.

2. Lavorazioni di lane italiane (se penso a quanti secoli le lane italiani imperversavano sui mercati italiani…) con vero marchio “made in Italy”.

3. Riscoperta di un lavoro antico, ma fondante della nostra economia.

4. Passione: quanto leggi le parole di Valeria ci senti la fatica, la passione, la voglia di credere ad ogni singolo sforzo, il valore della scelta e delle scelte che si fanno. Insomma passione è vita, ma quella vera che non va in tv.

5. Viene dall’Aquila e Dio solo sa quanto bisogna dare una mano a quell’economia per ripartire davvero e metterla in quel posto agli speculatori.

Mi sono fatta spedire una presentazione del prodotto per non sbagliare:

AquiLANA

L’azienda agrozootecnica Damiani Ovidio opera a Barisciano in via provinciale dal gennaio del 2010.

L’allevamento di ovicaprini è l’attività principale dell’azienda a cui si aggiungono poi le coltivazioni di lenticchie nere di Barisciano, Patata Turchesa e Grano Solina.

La lana viene prodotta grazie alla raccolta durante la tosatura dolce di velli esclusivamente di pecore merinizzate italiane, vengono infatti scartate già dall’avvio alla trasformazione in filato velli ordinari provenienti da pecore di altre razze.

Una volta raccolta  la lana sudicia viene inviata al Consorzio Biella The Wool Company, dove viene trasformata in filato, attraverso la tecnica della pettinatura.

La pettinatura è un processo raffinato che rende il filato così ottenuto, non solo più morbido, ma anche più duraturo nel tempo rispetto all’altro metodo di trasformazione che è la cardatura, più grezza e grossolana.

Fase di lavaggio della lana.

Fase di filatura: dal top al filato-

Appena terminate le fasi di trasformazione, il filato di AquiLANA (marchio registrato), torna da Biella a L’Aquila in diverse tipologie di titoli ed in rocche da un chilogrammo.

A L’Aquila il filato, se necessario, viene tinto a mano e naturalmente e viene confezionato sottoforma di matasse o gomitoli da 100gr.

Sono arrivata a questo prodotto perché da anni cerco un filato di lana sottile che mantenga la tensione che esercito quando lavoro con le tavolette per la tessitura. Il mio test personale è sempre stato quello di spezzare con le mani il filato: quando questo accade la lana è buona per altro non certo per le mie tavolette. Mi è stato garantito che questa lana era di altra qualità e non è un modo di dire visto che l’anno scorso mi era stata mandata da Betta per la didattica una nuvola di prodotto solo cardato. Sì, probabilmente era davvero di altro tipo.

Un mese fa circa, sempre da Betta, mi è arrivato un bel gomitolo di color grezzo molto bello: è il colore che cerco sempre per sostituire il bianco. E’ caldo quel tanto che basta per essere un bianco “sporco” (scusate la definizione, ma se ci pensate noi siamo abituati al bianco sparato che tutto ci sembra sporco), ma perfetto per essere storico. Al test manuale non si spezza per niente, anzi al massimo mi sega le dita. Ottimo. Primo passaggio superato a pieni voti.

Si va al telaio.

In comparazione a questa lana, prendo la mia solita Sesia (lana merino, made in Italy, ma senza altre indicazioni) con cui lavoro sempre bene, ma ha uno spessore per me troppo grande (si lavora con il 3.5 dei ferri, tanto per intenderci). Aquilana invece è un 2 capi, 10000nm.

il prezioso gomitolo. Il colore più chiaro, ma non è venuto benissimo in foto

il prezioso gomitolo.
Il colore più chiaro, ma non è venuto benissimo in foto

SCHEDA con comparazione

1. Elasticità: Aquilana è meno elastica della Sesia. Tagliando i fili per 1 metro, una volta messi sul telaio la Sesia si tende, mentre l’altra no. Mi chiedo come mai. Non è un vero difetto, ma abituata a usare fino all’ultimo centimetro possibile, con questa bisogna ragionare più come con il cotone e quindi tagliare qualche centimetro in più per sicurezza.

diversità di elasticità finale

diversità di elasticità finale

2. Tensione: Aquilana tiene benissimo la tensione senza problemi.

i fili sono sempre ben tirati

i fili sono sempre ben tirati

3. Sfibratura (non so se si dice in italiano): purtroppo tende a sfibrarsi un po’ nella sollecitazione del lavoro. I due capi pur tendendo ad aprirsi non si slegano e quindi il lavoro rimane compatto.

fine lavoro

fine lavoro

4. Aquilana è leggermente pelosa, mentre la Sesia è pettinata. Questo comporta il sorgere di veri pilucchi in fase di lavorazione e in caso tocchi disfare un pezzo si aggroviglia e tocca tagliare i pilucchi che fanno da legaccio. Ho notato, anche lavorando con la lana cornigliese, questo aspetto un po’ peloso delle lane naturali che non da alcun fastidio al contatto, ma con la sollecitazione delle tavolette diventa fastidiosetto.

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i pilucchi che si arrotolano fra loro

i pilucchi che si arrotolano fra loro

Malgrado questo aspetto la tessitura è pulita e ordinata e non c’è alcuna differenza con l’altra lana. E questo è di sicuro il punto più importante di tutti quelli analizzati.

particolare

particolare

GIUDIZIO FINALE:

E’ stato un piacere provarla finalmente e trovare un filato sottile che mantenesse la tensione in ogni momento della tessitura senza dare mai problemi. Lavorata è perfetta, perché da vita a un lavoro preciso e ben ordinato come mi aspettavo di trovare. I pilucchi sono fastidiosi lo ammetto e bisogna stare attenti alla lavorazione e non sbagliare troppo perché, essendo più pelosa, può “rovinarsi” a furia di correggere, ma si spera che, quando si sta attenti a quel che si fa, un errore si rimetta a posto con poche manovre. La pelosità della lana è comunque in una soglia più che accettabile sia per il lavoro che per i peletti che volano per l’aria. Se sotto la pressione di eccessiva torsione tende ad aprirsi e perdere corposità, ma questo capita spesso alle altre lane (nel mio lavoro le 4 tavolette estreme hanno subito le maggiori torsioni per esempio), lasciandomi sempre un po’ preoccupata per la resa.

VOTO: 7 

Non so se effettivamente la lana sia migliorabile negli aspetti per me più fastidiosi, ma è già di per sé un buon prodotto che consiglio a chi voglia tessere o lavorare a maglia cercando di essere più storico o naturale che sia.

Ora vorrei provare anche gli altri colori che sono stati tinti a mano per vedere l’effetto che fa con un prodotto tutto “made in AquiLANA”.

prodotto finito. Soddisfatta

prodotto finito.
Soddisfatta

 

Ho sbagliato secolo…ma no dai!

Seconda puntata del “Perchè ho scelto il 1200?”
E altra serie di foto dello stesso gruppo tedesco.

Qui ho davvero una profonda invidia, sia per la bravura della ragazza (i fili usati sono molto sottili; nel campo ci sono 3 telai montati con differenti schemi di tessitura), sia per la sua possibilità di utilizzare un telaio “moderno”.
Per il 1200, le immagini di riferimento ci riportano ancora la tessitura legata a un palo e alla vita della tessitrice. La scomodità fatta artigianato.


Guarnacca vikinga

Un post solo di foto per farvi vedere un’altra creazione.

Doppi martelli di Thor in lana merino.
30 tavolette.
Committente: il Commendatario per la sua guarnacca civile. E siccome lui ha una passione per i vikinghi (poi mi chiedo come mai sia finito a fare il templare), chi sono io per oppormi alla sua richiesta del martello di Thor. Doppio, perchè non si sa mai.



Il rotolo di 4 metri



fronte



retro



realizzazione.
La guarnacca di lana pesante appartiene al Commendatario.



particolare del bordo estremo della guarnacca

particolare della manica della guarnacca

particolare del collo

Io alla prova di Marcia storica medievale sui monti attorno a Berceto.
Si vede che mi sta grande.
Il Commendatario ha un’altra stazza.

Compagnia per la lettura

A volte si uniscono le passioni e la lettura e la lana si incontrano…
Piccoli segnalibri in tablet weaving.

Disegno a pesce opposto in scuro.

Questo ora fa compagnia a un lettore sconosciuto.
 Spero che si trovino bene e si allietino il tempo.
Martelli di Thor

3 colori in libertà

Disegno a pesce opposto in chiaro

Dove trovarmi

Oltre che su questo blog, sulla pagina fb; oltre a cercarmi nel mio gruppo di rievocazione “Mansio Templi Parmensis”; potete trovarmi anche in un banchetto di cari amici mercanti.
Grazie mille Giovanna!

Il mio angolo! E tutti i colori delle mie passamanerie!

Questo è il loro banco, dove potrete trovare oggetti per permettere ai vostri bambini di capire il valore dell’essere cavalieri, alle vostre donne la gioia della festa medievale.
Dietro al banco c’è Franca!

Questo è il loro calendario:
Maggio:
01 Lomazzo Calendimaggio (ancora da destinare se la fanno)
14 15 Legnano
20 21 22 Quattro Castella
28 29 Castiglion Fiorentino
GiugnoCastiglion Fiorentino
Luglio15 16 Monfestino
Cercateli!

Passatempo a Biot

Secondo anno a Biot, Francia, per la festa templare .
Primo anno con accampamento stretto e in paese, sul cemento, senza spazio…
Quindi ci voleva qualcosa che mi facesse passare un po’ il tempo e desse modo al passanti di vedere qualcosa. Così io e il mio telaio, da modificare, siamo partiti per l’avventura e ci siamo fatti vedere.

Una bella tavolata di civili friulani (La Compagnia dei Grifoni Rantolanti) con tanto del loro trovatore (bravo Arnaut!) e un sergente e un cappellano templari (Mansio Templi Parmensis).

Ringrazio il fotografo che ci ha mandato le foto e che mi ha permesso di auto vedermi al lavoro!

Abito etrusco-romano

L’anno scorso ho partecipato alla rievocazione etrusca insieme alla I Legio Italica, a Marzabotto.
Siccome non avevo nulla di etrusco ho dovuto adattare un abito romano, fatto anni fa per partecipare al Natale Romano.
Quale migliore occasione per provare una delle mie passamanerie!

Ecco una serie di foto per farvi capire meglio quello che ho fatto.

Prima di tutto la passamaneria fatta con 100% cotone biologico. Sì lo so, il cotone non era diffuso in Etruria, ma non sempre è possibile trovare il filato giusto e del colore che possa andare al proprio progetto.

La matassa di passamaneria realizzata

Fronte e retro appaiati
Questo invece è la realizzazione dell’abito. Il colore è molto particolare e forse più adatta alla riproduzione di un abito da sposa, ma è di un lino talmente bello che me ne sono innamorata anni fa quando lo trovai dallo scampolaio.

Questa è invece la realizzazione in una foto fattami dalla mia Schiava. Non chiedetemi il perchè della posa (come dice la mia Schiava da vaso greco): faceva molto caldo e credo che il mio neurone volesse solo divertirsi.
Che ne dite?