Le pubblicità che non sanno che la porpora sa di…

Sono teledipendente. Lo sono da una vita.
Ho un rapporto contrastante con la pubblicità. A volte vi rimango affascinata per le trovate, per l’uso delle musiche, per i contrasti; raramente me ne innamoro; spesso le salto.
Invece questo spot mi ha solo fatto venire in mente quanto sia facile dimenticare le nozioni anche più curiose che si insegnano a scuola.
Fermatevi al primo secondo e leggete bene cosa c’è scritto: “che sapore ha il rosso porpora?” A fianco noterete un pomodoro che con il suo rosso intenso è il leitmotiv per tutto lo spot.
Peccato che il porpora non possa assomigliare minimamente al pomodoro come sapore, perché in un certo qual modo il porpora può avere un gusto, essendo un colore naturale estratto da un mollusco.

La porpora si estrae dal murice comune o Haustellum brandaris.

Ci racconta Plinio il Vecchio nella Naturalis Historia, IX, 60-61

« Le porpore vivono al massimo sette anni. Si nascondono, come i murici, all’inizio della canicola per trenta giorni. In inverno si riuniscono e, sfregandosi tra di loro emettono un particolare umore mucoso. Nella stessa maniera fanno i murici. Ma le porpore hanno in mezzo alla bocca quel fiore ricercato per tingere le vesti. Qui si trova una candida vena con pochissimo liquido, da cui nasce quel prezioso colore di rosa che tende al nero e risplende. Il resto del corpo non serve a niente. Si cerca di catturarle vive, perché gettano fuori questo succo insieme alla vita. E si estrae dalle porpore più grandi dopo che viene tolta la conchiglia, mentre le più piccole vengono frantumate vive con la mola, in modo da fargli espellere quel liquido.
Il migliore dell’Asia è quello di Tiro; di Gerba quello dell’Africa, e sulla spiaggia del mare di Getulia; in Laconia quello d’Europa. Di questo sono ornati i fasci e le scuri Romane, e sempre questo dà maestà alla giovinezza. Distingue il senatore dal cavaliere; è utilizzato per placare gli dei, e fa risplendere ogni veste: nei trionfi è mescolato all’oro. Per questo sia scusata la follia della porpora. Ma da dove provengono i prezzi delle conchiglie, che hanno cattivo odore nel sugo, un colore grigiastro austero e simile al mare in tempesta?
La lingua della porpora è lunga quanto un dito e con essa si nutre forando le altre conchiglie: tanta è la durezza dell’aculeo. E si uccidono con l’acqua dolce, e perciò si immergono in un fiume: altrimenti una volta prese, vivono cinquanta giorni con la loro saliva. Tutte le conchiglie crescono molto rapidamente, e specialmente le porpore: raggiungono le loro dimensioni in un anno. Vi sono due tipi di conchiglie che producono il colore detto porpora e quello detto conchilio (la materia è la stessa, ma diversa la combinazione). La conchiglia più piccola è il buccino, così detta per la sua somiglianza alla tromba, con cui si suona: e da qui l’origine del nome, per la rotondità della bocca, incisa nel margine. L’altra è chiamata porpora, ha un rostro sporgente a forma di cunicolo e un’apertura laterale. In più ha spine simili a chiodi fino all’apice della spira, con circa sette aculei per giro, che non ci sono invece nel buccino: ma entrambi hanno tanti giri quanti sono i loro anni. Il buccino aderisce ad alcune pietre e si raccoglie fra gli scogli.
Le porpore vengono chiamate anche pelagie. Ce ne sono molti tipi, che si diversificano per l’alimentazione e per il substrato dove si trovano. La lutense si nutre di fango mentre la algense di alghe, entrambe sono di scarsissimo valore: migliore è la teniense, che si raccoglie negli scogli; ma anche questa è troppo leggera e liquida; la calcolense prende il nome dai sassi del mare, incredibilmente adatta alle conchiglie in genere e soprattutto per le porpore; la dialutense si chiama così perché si nutre in substrati di vario genere. Le porpore si prendono con strumenti simili a nasse, piccoli e con maglie larghe, gettati in profondità. Essi contengono come esca delle conchiglie chiuse e robuste, come i mitili: queste, mezze morte, ma ritornate in mare, rivivono aprendosi rapidamente e richiamano le porpore, che le penetrano con le loro lingue distese; ma quelle, stimolate dall’aculeo, si chiudono e stringono le lingue: così le porpore vengono tenute penzolanti per la loro avidità.»

Da questo animale gli antichi estrassero il colore per eccellenza, quel porpora che inizio a significare regalità, lusso, potere.
Non è come si crede un rosso, ma un violaceo.


Manlio Brusantin nel suo libro “Storia dei colori” ci fa comprendere il perché fosse la porpora un pigmento molto costoso. Prima di tutti bisognava fare una vera strage di murici per averne una quantità buona per la tintura; poi gli effetti tintori si ottenevano solo dopo prolungati e particolari lavaggi e bolliture delle pezze di lana e in seguito l’esposizione all’aria mattutina del mare sulle spiagge di Tiro. L’ambiente è fondamentale come ossidante e fissativo (elemento che nella storia ritorna altre volte per la tintura di altri colori, tipo il bianco).
Nei secoli verrà poi sostituito dalla robbia o dalla garanza, rimanendo comunque il termine di paragone per il valore dei tessuti.


Ci vuole esperienza per catturare i murici, per sapere quando è meglio fermarsi (avranno fatto un fermo pesca a quel tempo?); ce ne vuole per estrarre il pigmento e per trasformarlo in tintura; ce ne vuole per far sì che il colore non cambiasse col tempo atmosferico, col tempo che passa e con i lavaggi, cioè che non stingesse. Credete che sia facile? Un gran lavoro che ne giustificava il valore.


Tornando al nostro distratto sceneggiatore pubblicitario gli possiamo ricordare che:
1. se la porpora ha un gusto forse assomiglia di più al gamberetto che al pomodoro;
2. se la porpora ha un colore (e credetemi ce l’ha) assomiglia di più a una melanzana che a un pomodoro;
3. se la porpora ha una patria non è l’America del pomodoro, ma i lidi mediterranei del Libano;
4. se la porpora ha un popolo non è quello di oltre le Colonne d’Ercole, ma quello fantastico, un po’ sconosciuto, geniale dei Fenici che forse le Colonne d’Ercole le hanno anche attraversate.

E soprattutto che se vuoi fare bene una cosa anche wikipedia può essere utile per non farti fare delle gaffes del genere.


Alla prossima per altri colori!