La canzone di Antiochia

1.
Signori, state quieti, non fate più rumore
se volete ascoltare una canzone illustre.
Nessun giullare a voi ne dirà una migliore
e amarla noi dobbiamo e tenerla in gran conto,
ché il prode può trovarvi molte storie esemplari.
Posso davvero dire e a chi ascolta affermare
che mai miglior fu detta -se ben sai giudicare-
della Santa Città che è degna d’ogni lode,
dove si lasciò Cristo straziare e malmenare
e colpire di lancia e piagare e ferire;
chi ben la vuol chiamare dice: Gerusalemme.
Questi nuovi giullari che ne cantan la storia
han  lasciato da parte proprio il suo vero inizio,
ma Graindor de Douai non vuol dimenticarlo,
lui che ha rimesso a nuovo tutti quanti i suoi versi.
Or di Gerusalemme sentirete parlare
e di quelli che andarono a onorare il Sepolcro
e come da ogni dove riunirono le armate.
Di Francia, dal Berry e anche dall’Alvernia,
di Puglia e di Calabria sino al mar di Barletta
e di qua fino alla Gallia convocaron le genti
e da tante altre terre non so nominare:
di un tal pellegrinaggio mai si sentì parlare.
Per Cristo toccò loro patire molte pene,
e sete e fame e freddo, vegliare e digiunare;
Domineddio ha dovuto ricompensarli tutti
e portarne le anime a sé, nella sua gloria.


a cura di Gioia Zaganelli
“Crociate. Testi storici e poetici” Arnoldo Mondadori Editore

Annunci