Mansio on Tour: Bologna 28 dicembre 2013

E’ un po’ che non mi faccio sentire, ma credetemi che non mi sono dimenticata di voi.
L’anno 2013 per la Mansio è stato faticoso e impegnativo, ma ricco di gratificazioni e di gioie (anche inaspettate) e devo dire che sono contenta per come è andato, ma ancor più sono emozionata per come dovremo impegnarci per il prossimo anno (tante sorprese che non vi dirò ora, anche per scaramanzia). Ecco perché la mia assenza è dovuta alla necessità di staccare il cervello per poter ricaricarlo. Ovviamente i progetti e i lavori sono continuati in questi mesi, ma ne parleremo quando avrò tirato un po’ le fila dei vari discorsi.
Una bella riscoperta è il progetto: Mansio on Tour. Affidato nelle capaci mani di Dark Alice, so che finalmente posso godermi ogni uscita extra rievocazione senza l’ansia di doverci mettere una pezza.
Quindi chiudiamo l’anno con una bella gitarella a Bologna, complice anche la promozione dei musei statali gratis. La nostra meta è stata la pinacoteca nazionale. Nel mezzo ci siamo persi per Bologna, abbiamo fatto la maratona fra la Chiesa di Santo Stefano (la chiesa delle sette chiese) e la Chiesa di San Petronio, fermandoci a mangiare in una trattoria lucana (!) buonissima. Prossima volta però ci facciamo portare in un posticino tipico perché io necessito mangiare bolognese.
Gironzolare per la città ci fa bene, anche perché Bologna per quanto abbia perso totalmente il suo accento (e per me è un dolore che non vi so descrivere) ci accoglie ancora con le sue bellezze.
Ti fermi, quando è possibile, a pensare come dovesse essere Bologna nel 1200 con tutti i suoi portici, con le chiese che spuntavano dietro a ogni angolo. Immagini abiti, musiche, sapori, colori. Tutto sta nella testa di noi rievocatori mentre ci giriamo attorno, mentre attraversiamo stradine e vicoli, mentre ci soffermiamo a guardare palazzi e finestre che nascondono il loro passato.
I miei ricordi personali si mischiano con gli studi, pensieri che pensavo sopiti riaffiorano e strappano un sorriso anche se carico di nostalgia. Bologna è ancora la grassa, ma anche l’accogliente, forse poco la dotta (anche se spero che questa sua anima sia ancora conservata da qualche parte).
Ogni dettaglio è frutto di ragionamento. Non possiamo fare a meno di parlare, chiacchierare, ma di scambiarci libri, informazioni, commenti. E’ così quando andiamo in giro: siamo dei simpatici cialtroni, ma anche dei rompiscatole puntigliosi e divertenti.
Bologna ci sorprendo con i suoi vicoli nascosti e sotto Natale mostra alcune sue meravigliose chicche.
La Pinacoteca Nazionale si è fatta un po’ desiderare, complice il sole e noi che ci siamo persi in centro, ma soprattutto il fatto che anche in quella giornata, che era una apertura straordinaria e gratuita, si facesse negare alla mattina. Beh, alla fine ci è andata bene perché ci hanno raggiunto gli altri due bolognesi e siamo potuti entrare tutti insieme.
Il museo è in una magnifica struttura antica, ristrutturata e fruibile un po’ da tutti, anche se non ho capito dove fossero i bagni e se c’erano gli scivoli ovunque.
Mi aspettavo di più visto che nella prima sala (che è in realtà il corridoio e devo dire un po’ abbiamo bloccato il traffico dei turisti visto che erano presenti i pezzi del 1200) si trova un’installazione molto interessante:
L’opera di Vitale da Bologna in originale a destra e in riproduzione tattile al centro.
L’idea di poter toccare i dipinti è qualcosa di innovativo nel nostro paese e come ci ha dimostrato anche la Pinacoteca di Bologna ancora non capito, visto che quella era l’unica opera che abbiamo notato con trasposizione. Ovvio che non si può ridurre tutti i dipinti, visto che la spesa sarebbe ingente, ma così allontaniamo un sacco di persone e rendiamo ancora una volta i musei come dei luoghi inaccessibili e oscuri. Spero che sia uno sprone a fare di più per questo e per altri musei italiani.
La visita alla Pinacoteca è stata veloce, saltando alcune stanze (quelle che per noi sono come “fantascienza”), ma sui quadri a noi adatti, non vi preoccupate, ci siamo soffermati moltissimo e abbiamo discusso, fotografato, cercato di entrare nei dipinti, ragionato e disturbato gli altri turisti. Vorrei dire che mi dispiace, ma non più di tanto.
Spero di poter utilizzare le altre foto per fare dei post interessanti da farvi leggere.
La giornata è stata troppo breve per tutto quello che volevamo vedere e San Petronio ci accoglie sul far della sera, mentre in piazza si stanno allestendo i divertimenti per la notte di San Silvestro. La messa (alle 17? Non me la aspettavo) ci fa da sottofondo, mentre un’ottima audioguida (al modico prezzo di 2 euro) ci permette di ben capire i dipinti della cappella Bolognini (peccato non aver potuto fare le foto):
http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_San_Petronio
E’ un vero spettacolo e per noi rievocatori è spunto di curiosità, interesse e confronto anche se non è del nostro periodo e quindi non c’è direttamente utile. Se fossi nata e cresciuta a Bologna col cavolo che facevo il duecentesco! Damascati e tessuti quattrocenteschi come se piovesse! Ci sono dipinti meravigliosi che sono una vera enciclopedia della moda, con tantissimi dettagli e curiosità.
Bella davvero Bologna rinascimentale, inaspettata in confronto alle pur note Mantova, Ferrara e Firenze.
La sera alla fine ci accoglie e dopo un aperitivo ristoratore, tante risate e tante chiacchiere, il treno ci aspetta per tornare a casa.
Salutiamo gli amici, salutiamo la città e mentre l’anno finisce noi ripercorriamo stanchi e felici la giornata, facendo a ritroso la strada che ci ha portato in terra felsinea.
Alla prossima Bologna, abbiamo un sacco di altre cose da vedere e da studiare.

Castel del Monte

Altro post su un museo, prima di ripartire a nuova vita con questo blog di storia e affini.

Ora, è meglio precisare che il monumento che tutti devono prima o poi affrontare non è un museo vero e proprio. Anzi. Sarebbe di per sè bastevole per essere visitato e rivisitato per ore e ore, ma tant’è che a volte c’è bisogno di dare nuova linfa e lustro e allora ci si impianta una bella mostra contemporanea.
Come ho già detto non sono contraria alle commistioni fra tempi e luogi diversi, ma ci deve essere rispetto del monumento ospite e del visitatore.
E qui io non l’ho trovato.
E la cosa mi ha alquanto irritata.

Speravo di rivedere Castel del Monte con spirito nuovo.
Lo vidi per la prima volta quasi 10 anni fa. Ero all’inizio della mia esperienza rievocativa. Ero piena di dubbi, speranze, incertezze, eppure riuscii a litigare con una guida.
“Sopra la vostra testa potete vedere una faccia barbuta. E’ il Bafometto, il simbolo dei templari” disse la giovane, ingenua e stolta guida, pronta ad affascinare un pubblico ignorante. E io stizzita risposi a voce alta ” Eh, no! Non si può!” Ma divenni rossa dall’imbarazzo e non continuai a martoriare una guida che andava rimessa al suo posto.

Ora ero pronta, agguerrita e con una sfacciataggine che mai avrei pensato di poter avere.

Ma Castel del Monte era cambiato…

Non più obbligo di guida. Beh, questo era un bel passo avanti. Si può guardare il monumento con calma, soffermarsi sui particolari, osservare il paesaggio spazzato dal vento. E non ascoltare buffonate alla Voyager.

Installazioni con una vaga storia di Federico II (lo Stupor Mundi) e il suo impero. Non mi sono soffermata a leggerlo. Sicuramente ne so più io di lui che quei quattro pannelli multilingue che non attirano nessuno (ma chi l’ha progettati? Un topo di biblioteca? Commentavamo io e la mia Sorella d’Arme Elfa che non erano minimamente invoglianti, anche se avevano delle belle immagini del Codice Manesse).

Ma la sorpresa ci avrebbe messo di malumore. La mostra su de Chirico.
Detta così mica era un problema. Anzi nell’entrate una sua scultura ci stava benissimo.

Si vede in un angolo a sinistra, ma in realtà occupa il centro.
Mica male l’ “Ettore e Andromaca”.
Le sedie sono comode, ma brutte. Tanto brutte.

Ma i pannelli per sostenere i dipinti rendevano inagibile la visione di quasi tutto il piano terra.
Non è ammissibile!
Io sono costretta a pagare un biglietto per la mostra e il monumento e non posso fruire solo a metà di uno!
E’ un mio diritto!
Peccato che non ci fosse il libro delle visite, se no l’avrei fatto presente.

Lasciamo (ah, il plurale è dovuto al fatto che questa visita è un “Mansio on tour”. La rievocazione a Trani ci ha lasciati liberi di visitare almeno 2 monumenti interessantissimi) velocemente il piano terra e ci avventuriamo per il primo piano.

E siamo rapiti dalle possibili magnificienze del luogo; dai dubbi che le scelte stilistiche evocano; dal movimento delle sale. Nemmeno noi troviamo, a noi stessi, una risposta credibile sul perchè esiste questo castello in una piana battuta dal vento (abbiamo assistito al passaggio di un temporale sulla piana. Ci ha proprio aggirati, senza veramente prenderci…Strano movimento del vento) con attorno il nulla.

Altra nota dolente. Sono chiusi gli accessi per le torrette dove si allevavano gli amati falchi. Ma…Insomma!
Li ricordo come una cosa rara e magnifica. Unica nel suo genere (almeno io non ne ho viste altre in questi 10 anni di giri per castelli). Federico II e i falchi sono un binomio inscindibile e da valorizzare nel momento in cui si hanno dei manufatti che ricordano quest’amore. Mi chiedo anzi perchè non ci sono libri sull’argomento nel bookshop…
Non abbiamo avuto il coraggio di chiedere. Anche perchè non c’era nessuno a cui chiedere.
Nemmeno quando siamo usciti.
Ennesima nota dolente: non ho potuto comprare un libro che avevo puntato all’inizio. Potevo prenderlo subito, ma non mi va di andare in giro con un pacchetto. E poi il costo era notevole e volevo pensarci. La visita mi avrebbe schiarito le idee. E invece no!
Ok che siamo arrivati al limite della chiusura, ma se un turista ti chiede di comprare un libro che ha visto quando è entrato, tu non puoi limitarti a chiudere la faccenda con un “Ma abbiamo già chiuso il bookshop!” Cos’è ti fanno schifo i miei soldi? In qualsiasi altra parte (dove i soldi servono davvero per sopravvivere come ente) ti avrebbero squartato le scatole chiuse per trovare il libro e avere i tuoi soldi.
Ma siamo in Italia…campa cavallo che l’erba cresce…
Sì sono rimasta delusa dalla visita o meglio dalla gestione del monumento.
E’ dozzinale e irrispettoso del turista che cerca di capire.
E’ pressapochista (quello striscione della mostra sulla scalinata d’ingresso era francamente inguardabile).
Mansio on tour
Castel del Monte
agosto 2011
(e lo striscione della mostra alle nostre spalle)

Mi rinfranca vedere, però, che lo stato conservativo è ottimo e attento, sia per quanto riguarda la vegetazione che la muratura.
Diciamo che per fortuna Castel del Monte si sa proteggere dagli uomini.

Alla fine cosa passasse per la mente all’imperatore che regnava dalla Germania alla Sicilia è un bel mistero, anche se sicuramente con questo castello egli ha voluto affermare tutto il suo potere.
Castel del Monte è come una maestosa corona che si affaccia sulla Puglia, che si lascia illuminare dal sole e giganteggia sulla terra bruciata.

E questa è l’ultima immagine che mi è rimasta nella memoria, lasciandocelo alle spalle.
Ed è Stupor Mundi.

Mansio on tour: Milano!

E’ passato un anno dal primo esperimento della “Mansio on tour” (Torino. La mostra sui “Cavalieri”. Dai Templari a Napoleone). La replica è stata all’altezza, anche se abbiamo cambiato città e argomento, anche se la Storia Medievale è comunque il sottofondo.
“Al-fann. Arte della civiltà islamica”.  A Palazzo Reale, proprio a fianco del Duomo, potrete vedere quanto qui introdotto.
Appena mi arriverà il catalogo mi soffermerò a segnalarvi alcuni pezzi veramente interessanti. Quello che posso dire è che non potete perdervela! Finirà il 30 gennaio e quindi non avete molto tempo…
La fortuna è stata poi la poca presenza di persone, mentre alla nostra destra il Museo del Novecento, appena aperto, vedeva una bella coda serpeggiare verso la piazza, come alla nostra sinistra per la mostra di Dalì.
Il prezzo del biglietto di €9 è più che onesto, visto il numero enorme di reperti esposti, di alta qualità. E se prendete anche l’audioguida (€5 per quella singola, €8 per quella doppia), potrete notare che a volte può essere inutile, perchè non aggiunge niente di più di quello scritto sui pannelli, ma a volte sottolinea dei particolari che difficilmente si notano.
Ottima cosa aver messo delle panchine lungo il susseguirsi delle sale, ma abbiamo notato che entrare a un certo orario può essere poco salutare…Mi spiego. Siamo entrati alle 11, 30 e ne siamo usciti alle 15. Senza aver mangiato se non per la seconda colazione all’autogrill di Fiorenzuola, quindi appena dopo Parma. Eravamo orami in crisi glicemica! Potevamo svenire…o sbranare un qualche custode. E non sarebbe stato un bello spettacolo. Perchè non fanno un punto ristoro a metà tragitto? Eravamo talmente affamati che ci siamo goduti il panino del Burger King come se fosse quasi una manna…
Scherzi a parte, il vero difetto della mostra è l’illuminazione. In certi momenti è veramente troppo debole per poter apprezzare certi dettagli (ecco che torna utile l’audioguida per sottolineare la visione di alcuni dettagli). Certo se mi avessero dato anche un panchetto per capire come uno stupendo abito orientale fosse stato cucito e con quali punti ricamato, io sarei stata molto contenta, ma capisco che le mostre non calcolano che i visitatori possano essere rievocatori. Eheheheheheh!
Un altro difetto è il bookshop. Assieme a cose interessanti, come i cataloghi delle mostre precedenti (stupendo quello dei kimono giapponesi…Purtroppo non ne ricordo il titolo…uffi!) e i libri d’argomento (ma quasi nessuno della storia medievale medio orientali), c’erano anche cose abbastanza inutili e di dubbio gusto. Nessuna cartolina. Perchè? Ricordo quando andai a Treviso a vedere una mostra sull’antica Cina, mi portai a casa delle belle cartoline sui guerrieri di terracotta, esposti nella stessa. Qui nisba! Troppo caro per le cose belle, troppo inutile per i ricordini.

Una volta fuori, le chiacchere continuano ad allietare una giornata grigia e uggiosa, ma lo sguardo si posa sul Duomo (impossibile non notarlo!). Ammetto che sono sempre stata fortunata e mi sono trovata a Milano con giornate soleggiate, quindi nel ricordo il duomo è chiaro fuori e scurissimo all’interno con maestose vetrate che filtrano la luce. Ma non è così! Il Duomo è screziato con base grigia chiara, con venature rosate. Sono rimasta sbalordita. Devo tornare a vederlo…