Palermo in rosa e in nero

Sono appena tornata da Palermo per una 4 giorni di ferie turistiche scarpinanti su e giù per le vie del centro e alla fine me ne sono tornata a casa un po’ confusa.
La scelta del titolo del post è dovuto all’omaggio dei colori della squadra di calcio della città, ma anche per spunto per raccontarla dal punto di vista del turismo.
Di rosa c’è sicuramente il clima: partita da Milano con pioggia e umido e freddo, si arriva con il sole (anche se poi ci ha regalato 2 gocce di pioggia) e con un clima mite e con aria fresca.
Di nero c’è lo smog.
Aeroporto di Linate: partenza!
 
Chiesa di San Giuseppe dei Teatini
Fontana Pretoria.
 
Di rosa c’è il cibo: abbondante da dover scarpinare tutto il giorno per non ingrassare, pesce buonissimo (e detto da una che non riesce a mangiare il pesce cotto, ma solo quello crudo per una strana intolleranza alimentare), presente ovunque e dovunque.
[Non essendo una food blogger, non mi è venuto mai in mente di fotografare i miei piatti: ha sempre vinto prima lo stomaco sull’occhio.]
Di nero c’è il traffico.
Di rosa c’è la natura delle palme, dei giardini, delle piante grasse che rallegrano palazzi, finestre e angoli di vie.
stradina laterale dalle parti di Palazzo dei Normanni.
Sulla destra della scala c’è un ottimo ristorantino dove ho mangiato un ottimo piatto di pasta con gamberoni, zucchine e pomodorini. Che buoni i gamberoni…
 
 via Roma: ci hanno spiegato che è una delle vie più importanti e belle e in effetti è molto curata e ben tenuta. Dalla cartina sembra che possa essere un antico decumano romano.
 
 palazzo di fronte alla Cattedrale in via Vittorio Emanuele
 
giardino di Villa Bonanno, vicino a palazzo dei Normanni: è in restauro o mantenimento e quindi non siamo riusciti a capire dove fosse possibile vedere i resti di una villa romana. Persa.
Di nero c’è l’abbandono totale e disarmante di palazzi meravigliosi, di vie sporche, di pozze d’acqua provenienti da tubature nascoste rotte, di rovine di palazzi di cui non si capisce nemmeno di che epoca fossero.
 palazzo privato in via Alloro
 
via Vittorio Emanuele, forse l’antico cardo romano, via del centro molto importante, ma non ben tenuta. Peccato.
 
palazzo sconosciuto dalle parti di Porta Nuova a fianco del complesso del Palazzo dei Normanni: restaurato a metà.

Di rosa c’è il tentativo di riprendere il “possesso” della propria bellezza cittadina e tenere pulite le strade e ricostruire i palazzi, adibire i palazzi antichi a musei e conservarli.

Palazzo del museo archeologico Salinas, facciata su via Roma: chiuso per restauro dal 2011.
 
 Galleria regionale nel Palazzo Abatellis in via Alloro 4: aperto e ben restaurato.
 
Palazzo privato di via Alloro.
 

Di rosa ha angoli meravigliosi, con piccole sorprese fatte da persone o situazioni che ti fanno capire che la vita va avanti.

 una natività nel portone di un cortile interno di un palazzo
 
 un artigiano di burattini
 
un carretto pieno di carciofi! Oh, come lo avrei assaltato volentieri!
Peccato che non li abbia mai trovati nei menù. 
Museo delle Marionette, in via Pasqualino.
Bello poterlo confrontare con quello di Parma: pezzi totalmente diversi, ma spazi poco usati e dispersivi. Avrei preferito avere un po’ più di teche per poter vedere ulteriori pezzi.
Di nero c’è che non esistono orari certi per vedere i musei o le chiese; ci sono musei chiusi da almeno due anni per restauro e le collezioni sono sparse per la città (cosa non agevole per un turista); non ci sono indicazioni per vedere reperti archeologici, pittori o altro e se non hai una cartina o guida ben documentate non puoi andare alla ricerca.
Chiesa di San Francesco.
La foto è fatta da una bifora che divide la chiesa e la biblioteca Francescana annessa. Mentre ho fatto la foto ho potuto vedere che ci girava gente dentro, ma quando siamo andate a visitarla era chiusa, murata, inaccessibile. Persa.
Di fronte c’è l’Antica Focacceria di San Francesco chiusa per cambio di gestione.

Quello che mi è venuto da dire, anche parlando con le stagiste del museo diocesano (poco visitato perché poco conosciuto e sponsorizzato) oppure i ragazzi del liceo che facevano i volontari per la giornata del FAI (bravissimi e molto motivati), è che Palermo non è una città per turisti, ma purtroppo è una città normale che vive su allori meravigliosi dati da una storia millenaria e multietnica (cosa che si vede tutt’ora nei monumenti e nella gente che cammina per le strade), ma che si comporta (e queste sono parole di mia mamma che era con me a in gita) “come una bella donna aristocratica che fidandosi della sua bellezza non l’ha curata ed ora è in totale disarmo”.

Questa cosa è per me, ma credo anche per altri, assolutamente triste e demoralizzante.
Per chi un po’ mi conosce sa che non amo le città turistiche, anzi mi sento come un criceto in una palla da far girare e spennare; amo le città che mantengono la propria identità unica e irripetibile, ma che si possano girare senza che qualcuno mi faccia capire che non è il caso che si passi da una zona o l’altra, ma senza dover essere rimpallata da un edificio all’altro per cercare un qualcosa di culturale che poi non si trova oppure dover fare le corse perché forse fra 2 minuti in modo incomprensibile quella chiesa potrebbe essere chiusa.
Sì lo so, mi rendo conto che forse chiedo troppo eppure ho visitato altre città che mi hanno dato questa sensazione e mi chiedo sempre se siano degli unicum, delle normalità oppure… Anni fa sono stata a Catania e ricordavo una città ospitale, facile da girare, pulita (malgrado la cenere) e accogliente, tanto per fare un esempio siciliano.
“Bottino di guerra”: fra libri (tanti), cartoline, borse, magliette e magneti.
E per fortuna per il mio portafoglio (e quello dei miei genitori soprattutto) che avevo solo il bagaglio a mano, ma se avessi portato un paio di magliette in meno avrei potuto prendere un libro in più.
 
Torno da Palermo confusa, lo ammetto.
Ho visto tante cose, ma sono convinta che tante altre me le sono perse per manifesta “sparizione” delle stesse; ho visto persone, ma poche si sono lasciate conoscere (non è un’accusa, ma un dispiacere, anche se posso capire che la città possa essere di carattere chiusa) anche se gentilissimi tutti; mi aspettavo di essere stordita da tanta bellezza e invece sono rimasta disillusa dalla realtà.
Palermo è una città da rivedere, fra qualche anno, per sperare che certi semi che ho visto possano aver portato frutto e aver reso onore alla sua Storia passata, ma soprattutto per quella futura.
Annunci

Turista svagato e spaesato

Sono stata in ferie la settimana scorsa a Firenze coi miei, o meglio ho fatto la turista con mia mamma mentre mio padre lavorava.
Quando non sono con rievocatori o con uscite dedicate a musei o mostre, torno a essere un semplice turista e cammino per la città girando un po’ a caso, entrando in chiese o piccoli musei come mi gira, guardando i palazzi e fotografando lampioni e nuvole. Fa bene fare il turista svagato dico io, fa bene alla testa.
Firenze poi, come le grandi città italiane, è un insieme di tantissimi monumenti, musei, mostre e cultura che sarebbe sempre un delitto fare una scelta fra una cosa o l’altra, quindi è meglio lasciarsi guidare dal caso.

Ma qui non voglio raccontarvi delle mie ferie, che sono mie e che mi tengo per me, per quanto pubblicherò alcune foto di reperti della Cripta di Santa Reparata, ma voglio raccontarvi di come Firenze mi abbia spaventato. Non parlo della delinquenza che non ho mai avvertito (che ci sarà visto la mole di gente, la grandezza della città, la normalità della presenza), ma parlo della sua snaturazione per far felice il turista straniero.
Firenze vive di turismo, come di industria della pelle, di indotto, di tanto altro, ma la sensazione è che le zone più trafficate da stranieri si siano inchinati alle loro voglie. Ci sono camerieri che cercano di accaparrarsi clienti per ristoranti che fanno “spaghetti alla bolognese” (vi giuro che se trovo quello che ha iniziato sta storia, lo impicco sulla pubblica piazza: NON esistono gli spaghetti alla bolognese! Provate ad andare in trattoria a Bologna a sentire cosa vi rispondono. Se osate mangiarli, vi metto alla gogna anche a voi!), che fanno cibo tutto uguale, di cui dubito il protocollo. Camerieri che parlano uno stentato inglese (come potrei parlarlo io che lo capisco, ma grazie a inetti insegnanti e a  mie incapacità non parlo), ripetendo a macchinetta le solite cose e tralasciando domande che non capiscono.
Bisogna allontanarsi dalla vie normali, rimanendo nel centro, per trovare trattorie che ti servono una fiorentina come si deve, una zuppa toscana o dei crostini buoni.
I negozi attorno al duomo sono quelli che potresti trovare ovunque in ogni città, le grandi multinazionali del “tutti uguali ovunque vai”.
Nei negozi ti accolgono solo in inglese e solo dopo che capiscono che sei italiano ti parlano nella tua lingua (per quanto io entri sempre con un “buongiorno” ovunque vada, per rispetto). Mi direte che è normale, che si deve fare così, ma io credo che sia corretto che lo straniero sia ben accolto, sia aiutato, ma che debba capire dove va e che quindi si sforzi di imparare del posto che visita.

Firenze è multiculturale, basta salire su un autobus. E questo è un bene. Chi mi conosce sa che sono razzista solo con i delinquenti e che gli stranieri mi spaventano solo se vogliono fregarsene e distruggere la nostra cultura; mentre gli onesti, coloro che condividono rispettando sono una vera risorsa per tutti, anche perché l’Italia che siamo è figlia di mille culture e razze e dominazioni…
Però…però…però…nella Firenze turistica l’italiano sembra scomparso. Non lo senti parlare. Non arriva alle orecchie.
Ho girato due giorni come una matta e alla fine lontano dalle zone più frequentate ho trovato un Vernacoliere.
Questa è la Firenze che io voglio!
Quella che è elegante, snob, dura, irriverente, dalla battuta feroce e tagliente e volgare; quella che pensa di essere ancora una signoria anche se del tempo che fu; quella che ama il buon vino, il buon cibo; quella dell’accademia delle arti (per trovare una cartolibreria degna di tal nome, eliminando il paradiso Fabriano, anche lì a girare…e poi in vicoli abbandonati) dove i ragazzi disegnano i monumenti perché imparano; quella della politica fervente di pancia; quella che ti cita Dante come se fosse il vicino di casa incontrato la mattina per il caffè.
Forse cerco una Firenze che c’è ancora ma che ha abdicato dalle zone più storiche di sua proprietà, che si rinchiude in bar periferici, nelle case.
E questo non mi piace.

Non mi piace pensando a chi vorrebbe che questa Italia vivesse solo di turismo e suo indotto, abbandonando le industrie, la ricerca e tanto altro.
Non mi piace perché non voglio essere la disneyworld di ignoranti turisti che nella stessa forchetta-boccone mettono lasagne e patatine fritte (l’ho visto con questi miei occhi).
Non mi piace perché la via dei Georgofili viene saltata anche dai turisti italiani, come se fosse una cosa che non riguarda la Storia (visto anche quello coi miei occhi. Mentre io mi soffermavo dolente a ricordare, italiani in gita non sapevano nemmeno cosa fosse e se ne sono andati).
Non mi piace perché non voglio che questa meravigliosa Italia diversa da nord a sud in ogni suo chilometro, divenga una puttana che tutti possono comprare e gestire come pare e piace.

Vorrei poter tornare a Firenze un giorno e trovare quello spirito verace, corrosivo e meraviglioso che ho trovato in tanti amici fiorentini, ma che a Firenze non ho trovato.

Mi spiace parlarne male, ma sappiate che non è una questione personale. E’ Firenze, ma poteva essere qualunque altra grande città il cui turismo è una voce imponente nel bilancio.

p.s.: per tutti gli amici, lettori, fiorentini: so che ognuno di voi potrebbe farmi vedere la vera Firenze e sappiate che un giorno sarete costretti a fare da Ciceroni, ma bisogna permettere anche al turista svagato (in senso buono) e solitario di poter goderne anche senza guida della vostra anima fiorentina.