Turista svagato e spaesato

Sono stata in ferie la settimana scorsa a Firenze coi miei, o meglio ho fatto la turista con mia mamma mentre mio padre lavorava.
Quando non sono con rievocatori o con uscite dedicate a musei o mostre, torno a essere un semplice turista e cammino per la città girando un po’ a caso, entrando in chiese o piccoli musei come mi gira, guardando i palazzi e fotografando lampioni e nuvole. Fa bene fare il turista svagato dico io, fa bene alla testa.
Firenze poi, come le grandi città italiane, è un insieme di tantissimi monumenti, musei, mostre e cultura che sarebbe sempre un delitto fare una scelta fra una cosa o l’altra, quindi è meglio lasciarsi guidare dal caso.

Ma qui non voglio raccontarvi delle mie ferie, che sono mie e che mi tengo per me, per quanto pubblicherò alcune foto di reperti della Cripta di Santa Reparata, ma voglio raccontarvi di come Firenze mi abbia spaventato. Non parlo della delinquenza che non ho mai avvertito (che ci sarà visto la mole di gente, la grandezza della città, la normalità della presenza), ma parlo della sua snaturazione per far felice il turista straniero.
Firenze vive di turismo, come di industria della pelle, di indotto, di tanto altro, ma la sensazione è che le zone più trafficate da stranieri si siano inchinati alle loro voglie. Ci sono camerieri che cercano di accaparrarsi clienti per ristoranti che fanno “spaghetti alla bolognese” (vi giuro che se trovo quello che ha iniziato sta storia, lo impicco sulla pubblica piazza: NON esistono gli spaghetti alla bolognese! Provate ad andare in trattoria a Bologna a sentire cosa vi rispondono. Se osate mangiarli, vi metto alla gogna anche a voi!), che fanno cibo tutto uguale, di cui dubito il protocollo. Camerieri che parlano uno stentato inglese (come potrei parlarlo io che lo capisco, ma grazie a inetti insegnanti e a  mie incapacità non parlo), ripetendo a macchinetta le solite cose e tralasciando domande che non capiscono.
Bisogna allontanarsi dalla vie normali, rimanendo nel centro, per trovare trattorie che ti servono una fiorentina come si deve, una zuppa toscana o dei crostini buoni.
I negozi attorno al duomo sono quelli che potresti trovare ovunque in ogni città, le grandi multinazionali del “tutti uguali ovunque vai”.
Nei negozi ti accolgono solo in inglese e solo dopo che capiscono che sei italiano ti parlano nella tua lingua (per quanto io entri sempre con un “buongiorno” ovunque vada, per rispetto). Mi direte che è normale, che si deve fare così, ma io credo che sia corretto che lo straniero sia ben accolto, sia aiutato, ma che debba capire dove va e che quindi si sforzi di imparare del posto che visita.

Firenze è multiculturale, basta salire su un autobus. E questo è un bene. Chi mi conosce sa che sono razzista solo con i delinquenti e che gli stranieri mi spaventano solo se vogliono fregarsene e distruggere la nostra cultura; mentre gli onesti, coloro che condividono rispettando sono una vera risorsa per tutti, anche perché l’Italia che siamo è figlia di mille culture e razze e dominazioni…
Però…però…però…nella Firenze turistica l’italiano sembra scomparso. Non lo senti parlare. Non arriva alle orecchie.
Ho girato due giorni come una matta e alla fine lontano dalle zone più frequentate ho trovato un Vernacoliere.
Questa è la Firenze che io voglio!
Quella che è elegante, snob, dura, irriverente, dalla battuta feroce e tagliente e volgare; quella che pensa di essere ancora una signoria anche se del tempo che fu; quella che ama il buon vino, il buon cibo; quella dell’accademia delle arti (per trovare una cartolibreria degna di tal nome, eliminando il paradiso Fabriano, anche lì a girare…e poi in vicoli abbandonati) dove i ragazzi disegnano i monumenti perché imparano; quella della politica fervente di pancia; quella che ti cita Dante come se fosse il vicino di casa incontrato la mattina per il caffè.
Forse cerco una Firenze che c’è ancora ma che ha abdicato dalle zone più storiche di sua proprietà, che si rinchiude in bar periferici, nelle case.
E questo non mi piace.

Non mi piace pensando a chi vorrebbe che questa Italia vivesse solo di turismo e suo indotto, abbandonando le industrie, la ricerca e tanto altro.
Non mi piace perché non voglio essere la disneyworld di ignoranti turisti che nella stessa forchetta-boccone mettono lasagne e patatine fritte (l’ho visto con questi miei occhi).
Non mi piace perché la via dei Georgofili viene saltata anche dai turisti italiani, come se fosse una cosa che non riguarda la Storia (visto anche quello coi miei occhi. Mentre io mi soffermavo dolente a ricordare, italiani in gita non sapevano nemmeno cosa fosse e se ne sono andati).
Non mi piace perché non voglio che questa meravigliosa Italia diversa da nord a sud in ogni suo chilometro, divenga una puttana che tutti possono comprare e gestire come pare e piace.

Vorrei poter tornare a Firenze un giorno e trovare quello spirito verace, corrosivo e meraviglioso che ho trovato in tanti amici fiorentini, ma che a Firenze non ho trovato.

Mi spiace parlarne male, ma sappiate che non è una questione personale. E’ Firenze, ma poteva essere qualunque altra grande città il cui turismo è una voce imponente nel bilancio.

p.s.: per tutti gli amici, lettori, fiorentini: so che ognuno di voi potrebbe farmi vedere la vera Firenze e sappiate che un giorno sarete costretti a fare da Ciceroni, ma bisogna permettere anche al turista svagato (in senso buono) e solitario di poter goderne anche senza guida della vostra anima fiorentina.

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