Una domenica al museo dei burattini

Per “colpa” di questa immagine e della diatriba amichevole fra rievocatori sul suo funzionamento, ho contattato la Famiglia Ferrari per chiedere ragguagli.

foto incriminitata
dall’ “Hortus deliciarum” del XII secolo

La Famiglia Ferrari è una vera istituzione a Parma ma non solo: 4 generazioni di burattinai che dedicano a questa antichissima arte, la loro passione, il loro corpo e voce, in poche parole la loro vita.
Ammetto che li conoscevo solo di fama, anche perché per vari motivi non è che abbia avuto la possibilità di vedere tanti burattini dal vivo nella mia infanzia, però riconoscendo la loro bravura ho provato a spedire un’email chiedendo se potessero aiutarmi a decodificare l’immagine.
Mi aspettavo di dover rinunciare alla risposta, forse più per sfiducia nei confronti di una illustre sconosciuta rievocatrice quali sono, più che per prova di loro scontrosità. Difatti la mia sfiducia è stata massacrata nel giro di mezza giornata dove non solo ho ricevuto risposta positiva a darmi delucidazione, ma anche invito a chiederlo prima di un loro spettacolo in dicembre.
Purtroppo la didattica mansio al freddo e al gelo e il mercatino degli hobbisti a cui ho partecipato mi hanno fatto rimandare l’incontro fino ad oggi.
Non sapevo cosa aspettarmi, ma sono stata accolta molto gentilmente da Daniela Ferrari (la bisnipote del fondatore Italo Ferrari), la quale non solo mi ha catapultato dietro le quinte dello spettacolo (sono andata dietro dove si muovono le marionette! Come andare dietro le quinte di un teatro!), ma anche nella cantina dove tengono un po’ di materiale, ma soprattutto mi ha permesso di chiedere al resto della compagnia delucidazioni sulla foto.
E’ stato emozionante poter parlare tranquillamente di storia, di burattini, di ricostruzione, di mancanza di opportunità e anche di templari, con dei professionisti che faticano e lavorano per non far mancare al mondo una vera arte, ma che non se la tirano per nulla.

Poi mi sono goduta lo spettacolo, che più che uno spettacolo di burattini vero e proprio è stata una vera lezione sulla differenza fra le epoche e le diverse tipologie di burattini, marionette e altro.
Lo spettacolo si è tenuto nel piccolo museo dei burattini nel complesso che ospita i Giardini di San Paolo, la biblioteca Guanda e la superba camera di San Paolo affrescata dal Correggio. Un complesso che si nasconde alla città come un angolo di pace e di cultura, sempre aperto e con tanta gente, proprio nel centro della città stessa: a un passo dal duomo e dal Battistero, a fianco di via Cavou la via del passeggio giovanile, dietro la polivalente e polidistrutta Pilotta. Insomma un vero gioiellino che in estate si apre all’evento dell’horror “I giardini della paura”, dimostrando la sua natura poliedrica.

Lo spettacolo, anzi la didattica, era aperta a grandi e piccini e diciamocelo ero l’unica che non avesse a che badare a un piccolo di altezza attorno al mio ginocchio. Di certo la scelta di portare per le feste i piccoli a vedere i burattini è azzeccata e magari si sperava di trovare relax: il signore a fianco a me, eravamo in ultima fila, dopo aver rifilato i gemellini alla moglie in prima fila (le file erano poche perché le stanze piccole), ci ha piantato una ronfata che abbiamo dovuto svegliarlo visto quanto russava…
I piccoli bravi (tranne uno dei due gemelli) hanno ascoltato tutta la lezione quasi in silenzio, ma ammettiamolo si sono solo emozionati quando si spegnevano le luci e “gli umani” sparivano del tutto…e gli adulti con loro.
Divertente, rilassante, da vedere più spesso.

Per quanto riguarda la spiegazione della foto incriminata, loro sono convinti (ma contattando potrò accedere al loro centro studi e magari scoprirne di più) che fossero figure tridimensionali e non sagome, legate con delle corde al bacino in modo che potessero roteare da destra a sinistra, senza poter fare altri movimenti,
simulando proprio uno scontro (infatti si vedono due guerrieri in atto militare).
Non hanno niente a che spartire con pupi siciliani o cose del genere prima di tutto perché non dotati di fili agli arti, ma soprattutto manca l’imbracatura per tenere su il pupo (pesa tantissimo, me lo hanno fatto provare) e per aiutare il puparo a muoverlo. Fra queste sagome e il pupo napoletano (antenato del siciliano, mi hanno detto) corrono veri e propri secoli di storia e di evoluzione dei burattini.
Questa la loro spiegazione logicamente in mezz’ora (ma sono molto precisi con riferimento e altro. Ricordo che la famiglia Ferrari non solo studia, tramanda e recita, ma costruisce i burattini, quindi dalla loro hanno anche l’artigianato vero).

E’ stata proprio una domenica proficua.
E divertente

Per saperne di più sul museo dei burattini (ho già chiesto se fosse possibile fare un post con tanto di foto qui sul blog e per loro non ci sono problemi) questo è il sito:
http://www.castellodeiburattini.it/project/default.asp

Per chi passa da Parma dovrebbe diventare un altro punto fisso, visto che all’estero lo conoscono molto più di noi.