Chiesa Santa Maria in Quartiere (Parma)

Seconda chiesa, anche questa in Oltretorrente.
Avrei voluto mettervi una bella foto di presentazione, ma per fortuna la “Fondazione Cariparma” si è presa l’onere di restaurare l’edificio sacro. Non ho capito se solo i tetti, oppure un restauro totale. Dico per fortuna, perchè negli ultimi anni questa chiesa, frequentata, purtroppo è stata vittima delle interperie (neve, pioggia e ghiaccio che hanno ampliato le crepe) e dei disastri naturali (il terremoto di 3 anni fa ci ha messo lo zampino).
Quindi piena di entusiasmo, in una bella giornata settembrina, mi sono accinta alla mia scoperta.

La chiesa ha visto la posa della sua prima pietra nel 1604 dal vescovo Papirio Picedi, il quale affida luogo e fabbrica ai Terziari Regolari di San Francesco nel 1610.
In poco meno di 15 anni viene terminata.
Il suo nome proviene dal fatto che lì vicino era eretto un quartiere militare. Eppure la chiesa ha poco di militare (eliminando due elementi molto interessanti).
La sua vita travagliata vede chiusure  sia nell’ ‘800 che agli inizi nel ‘900, ma nel 1938 vi viene celebrato il Congresso Eucaristico Diocesano e da lì in poi è rimasta aperta e utilizzata.

La sua forma ottagonale rivela una cupola centrale affrescata da Pier Antonio Bernabei (1567-1630) con scene del paradiso, mentre gli affreschi in chiaro scuro alla base sono di Gian Maria Conti.

Di questa chiesa mi ha molto colpito l’aspetto “femminile” della scelta degli oggetti con una predominanza visiva della Madre di Dio che sembra mettere in secondo piano Gesù e Dio. La Madonna dietro l’altare, di Mercurio Baiardi, attrae l’intero sguardo del fedele, monopolizzando l’attenzione anche con accorgimenti di architettura (sfasamento di piani che sembrano creare una sorta di palcoscenico per il dipinto) e la statua della Madonna della Salute di T. Bandini, che occupa una delle due cappelle.

Un’altra Madonna allattante il Bambino.
Inizio a notare che nella mia città questo tema è più diffuso di quanto immaginassi.

L’altra cappella è occupata da un altare dedicato a San Ludovico, opera sempre di T. Bandini.
Il santo dovrebbe essere Luigi IX re di Francia. Ammetto che questa discrepanza di nome mi lascia perplessa, ma spiegherebbe la scelta stilistica della sua cappella.
Felice da Mareto nel suo libro “Chiese e conventi di Parma” (che uso per le indicazioni biografiche dei monumenti che sto visitando) chiama il santo proprio Ludovico, ma non aggiunge altro; sia l’iconografia che le indicazione datami dal custode (dopo aver letto un volantino tirato fuori da chissà dove) riferisce a San Luigi dei Francesi.

Questa cappella ci ricorda come Parma sia stata sotto la dominazione francese per molti secoli, che abbia molti dei suoi lemmi dialettali di orgine francese, che in fin dei conti siamo come una piccola colonia francese in terra emiliana. E questo legame spezzato dalla Storia, senza nostalgie o vere recriminazioni, rimane come un ricordo fortissimo nella nostra città, come se da un momento all’altro fosse normale tornare a sentir parlare francese (beh un po’ è tornato visto che nella scuola europea ci sono classi piene di bambini francesi, figli di impiegati dell’EFSA) e vivere in una sorta di età dell’oro.

Altra cosa particolare di questa chiesa è la presenza di molti personaggi della storia recente di Parma, da dottori a professori universitari, da benemeriti a pittori e scultori, da fisici a ingegneri.

Ora passiamo all’enorme nota dolente, una nota che mi ha disgustato e fatto fuggire da questa bella chiesa.
E’ un mercato!
Non è un modo di dire. All’entrata, ma già in chiesa, sono esposti oggetti per il mercatino dell’usato; nei confessionali stazionano valige piene di abiti e coperte; le lapidi sono coperte da scaffali pieni di libri; i piccoli altari alla Madonna o a una santa (non sono riuscita a capire) sono impediti al culto da altre valige e oggetti che circondano addirittura gli stalli per le candele.
In più la solerte custode ha un tono di voce che impedisce la meditazione e per quanto accolga tutti coloro che portano o vengono a prendere gli oggetti, con solerzia e familiarità, fa sembrare il luogo una casa più che una chiesa.
Per non parlare che in quel momento colui che si occupava delle pulizie parlava tranquillamente al cellulare, spolverando le statue e gli ex voto.

Ora che bisogna dire?
Che avrei dovuto rispondere alla solerte custode che voleva sapere quale scopo facessi le foto (se per lavoro o per me) che non ero io il problema! Che era quello scempio il vero problema in quella chiesa! Che l’abuso di immagine non stava nelle mie foto pubblicate, ma per sporcare un luogo sacro! Perché fin tanto che quella chiesa sarà usata come luogo di culto essa è un luogo sacro e in tale posto non ci deve essere né mercanzia né cose simili!
Mi sono sentita offesa…

Io rispetto tutte quelle parrocchie che faticano, che fanno cene, feste, pesche di beneficienza per poter restaurare o costruire i luoghi di culto. La mia chiesa è stata edificata con questa fatica, ma mai il suo altare è stato invaso da cose non consone, anche quando era un prefabbricato. Quel prefabbricato, ora diventato luogo di aggregazione nella mia parrocchia, aveva un’aura di santità maggiore di questa chiesa barocca così abusata.

Il mio sdegno è totale.
E non voglio stare in silenzio.
E non voglio che nemmeno voi stiate in silenzio.
Se mai la visiterete pretendete rispetto sia che siate credenti o meno; sia che siate acculturati o meno; sia che siate fotografi o semplici turisti.
Quella chiesa merita rispetto che ora non ha.

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Chiesa di Santa Croce (Parma)

Con questo post inizia una serie di mie incursioni sulla mia amata città. Da oggi spero di poter documentare al meglio la situazione dei monumenti di Parma, cercando di farvi conoscere la loro storia e anche il loro stato attuale.
Non ci sarà una logica nella scelta di monumenti e musei. Diciamo che mi lascio prendere dall’ispirazione e dalla mia bicicletta.

Altra avvertenza: aspettatevi che mi soffermi su quello che è rimasto di medievale e soprattutto di 1200. Mi sa che scoprirò anche io delle bellezze.

Prima chiesa : Santa Croce.

Deve il suo nome al fatto che durante la sua consacrazione nel 21 agosto 1222 il vescovo Grazia colloca nell’altare una reliquia del Sacro Legno, insieme ad altre reliquie.
A pensare a Parma mi viene da dire che questa chiesa eretta nel 1210 circa dovesse trovarsi ai limiti estremi nella città (tutt’ora si trova all’inizio del centro partendo dalla zona comunemente chiamata Oltretorrente) durante il medioevo. Molto probabilmente si trovava su una delle strade che portava alla via Francigena (la più importante via di pellegrinaggio che attraversa la nostra zona).

La sua storia poi si perde nel silenzio di una chiesa sempre usata, per poi tornare alla ribalta nel 1415 quando l’architetto Giorgio da Erba le da la forma attuale.
Da quel momento in poi la sua storia vede alternarsi la proprietà all’abate di S. Giovanni Evangelista, alla chiesa di Santa Maria in borgo Traschieri, alla Confraternita di S. Giuseppe e infine alla Congregazione della Carità.
Il 16 settembre 1933 viene eretta parrocchia in sostituzione di S. Maria in borgo Taschieri e in quel momento le viene dato un nuovo restauro.

La chiesa in questi giorni di settembre ci regala luci e ombre molto evocative: si appoggiano su statue e dipinti, lambiscono volti e nascondono mostri, rivelano pietà nascoste e lasciano soprattutto il tempo per la meditazione.
Questa piccola chiesa dall’esterno spoglio e lasciato a se stesso, rivela un interno accogliente anche se purtroppo non curato come dovrebbe. Di certo non è colpa dei fedeli (a qualunque ora sono passata ho sempre trovato qualcuno che pregava) o delle donne che ci badano: purtroppo necessiterebbe una pulizia profonda. Vabbè che anche i ragni sono creature di Dio, ma certe loro ragnatele ricordano dei film horror.
Ma in fin dei conti importa che il luogo di culto sia fruibile e accogliente.
E la cappella del Santissimo Sacramento accoglie il fedele in preghiera con una magnificenza non troppo ingombrante e una luce che si riflette sl legno dorato di ispirazione barocca.

In questa chiesa ci sono almeno due dipinti che mi hanno molto colpito o per la sua rarità del soggetto o per la sua strana impostazione.
Per il primo esempio si tratta di una Madonna allattante il Bambino, un affresco del XV secolo. Spicca per la sua isolata presenza su una parete completamente spoglia, ma anche per essere ben circondata da ex voto. Non ho saputo indagare se questa Madonna viene invocata per particolari grazie, ma spero di scoprirlo presto.

Per il secondo esempio c’è il dipinto “San Lorenzo e San Rocco con la Madonna detta di Campagna”. La cosa particolare è proprio la Madonna che è un busto di terracotta del XVI secolo.
Il nome della Madonna viene dal fatto che nei tempi passati veniva invocata per essere preservati dalle alluvioni e piogge eccessive e nel caso portata in processione per la città.

Ma ammetto che ciò che mi ha colpito sin dall’inizio sono i capitelli.
Di certo sono l’elemento più originale della chiesa, anche se il professore Arturo Quintavalle li data nel XII secolo facendoli scolpire da due scultori della bottega della Cattedrale di Parma, guidata dal “Maestro dei Mesi” e di influenza cluniacense.
Non tutti i capitelli sono ben comprensibili e trovano certa spiegazione. Purtroppo questo grande fumetto di pietra ha perso la parola, perdendo con la morte i suoi lettori. Noi rimaniamo silenti e possiamo solo cercare di avventurarci in spiegazioni, anche se mai davvero lo potremo capire.
Due sirene con code biforcute e due serpenti intrecciati che le mordono

Centauro sagittario trattenuto da un uomo nudo e…

…attaccato da animale che lo morde.

Aquile e serpenti a X

Uno dei due grifoni presenti nella chiesa. Entrambi sono solitari e non coinvolti in scene particolari.

Leone con due corpi. Di solito si vede il contrario: due teste e un sol corpo.

La strage degli Innocenti

Uomini carponi. Agli angoli si possono notare delle teste che uniscono gli uomini attorno a tutto il capitello.
Cavaliere. Alla sua destra si possono intravedere due uomini che lottano.
Questo personaggio viene collegato ai racconti che proprio nel XII secolo iniziavano a farsi largo nella società medievali: chanson de geste e romanzi cortesi.
Ecco il primo reportage dei monumenti della mia città. Spero che vi abbia incuriosito ad andarla a visitare.