Cuscino punto bayeux

Sara vs punto bayeux 1-0

Prima o poi chi si occupa di ricamo storico questo punto lo vuole o deve affrontare, dipende dal periodo storico. Non so se sia una forma di masochismo interno, oppure una sfida, oppure necessità o solo mera curiosità, ma sta di fatto che non è raro pensare di doverlo affrontare e provare e poi vedere se e quando utilizzarlo.

Il punto bayeux è famoso soprattutto per il suo arazzo (che tale in realtà non è, ma comunemente chiamato in questo modo per la grandezza): 68,30 m, diviso in 9 pezze, ricamato in filo di lana, racconta la vittoria e conquista di Guglielmo il Bastardo (non ancora il Conquistatore) del regno di Inghilterra. Vuole la storia che sia stata la moglie e regina Matilde a farlo realizzare per raccontare le vicende del marito. Un’opera manifatturiera unica nel suo genere per l’attenzione per i particolari da renderla una fonte primaria per la ricostruzione di quel periodo; un favoloso mezzo di propaganda; la dimostrazione della maestria delle donne anglosassoni. L’arazzo ha un suo museo ed è stato dichiarato patrimonio dell’UNESCO. In questo link qualche dritta per poterlo studiare e conoscere meglio.

Torniamo a me. Come mio solito giro attorno alle cose finché non scatta la molla per provare o per capire come si fa una cosa e a questo giro è stato trovare un libro di mia mamma con tutte le spiegazioni dei punti da ricamo. Un libro intitolato “250 punti di ricamo” che era un inserto di Marie Claire, spiega con foto e con descrizioni semplici e chiare come si devono eseguire tutti i più diversi ricami del mondo (o quasi, non so, non ho controllato). Il punto in questione si compone di tre passaggi:

1. riempire in un verso tutto il disegno prescelto.

2. tirare delle linee rette perpendicolari al riempimento scelto. Queste linee saranno quelle che daranno il vero movimento della luce sul disegno.

3. fermare le linee rette con punti posizionati a distanze prestabilite e standard, sfalsandoli fra le righe dispari e pari.

Un lavoraccio o meglio un lungo lavoro che impone molta pazienza e attenzione, ma soprattutto pazienza. Esiste sicuramente un paradiso specifico per le ricamatrici del punto bayeux, a fianco del paradiso delle sarte dei lanzichenecchi (poi vi spiegherò anche questo, spero, se mi fanno delle foto a breve).

Come al solito parto inconsapevole di cosa ne farò del mio ricamo, ma in questo caso l’inconsapevolezza era legata al fatto che poteva anche diventare un vero schifo e ci stava anche, visto che era un imparaticcio. Se sono qui a scrivere un post è perché, con mia totale sorpresa, il ricamo è venuto molto bene e quindi si è dovuto pensare in corso d’opera cosa farlo diventare.

Primo passaggio: scegliere il soggetto. Gironzolo un po’ nei miei album di foto e di reperti tessili per trovare qualcosa di stimolante e mi trovo a prendere due falchi tessuti su tela insieme a una sequenza di leoni. Estrapolati i falchi dal loro contesto, ricamo il contorno (io parto sempre da quello, non so se sia corretto, ma mi sembra rassicurante capire cosa riempire, un po’ come quando da bambina coloravo con le matite e pennarelli) con un piccolissimo punto catenella. Poi si passa al riempimento, anche se prima va visualizzato nella mente il diverso modo di riempire ogni particolare in modo da rendere il disegno più vivo e meno piatto. Credo che lo scopo di questo punto sia proprio la possibilità di giocare con la luce e quindi enfatizzare i particolari. Con molta calma si accingo al riempimento, chiedendomi come abbiano fatto le donne a ricamare dettagli minuscoli rendendo il lavoro chiaro e pulito (mi piacerebbe vedere il dietro dell’arazzo, perché di solito è il dietro che fa capire la professionalità e manualità della ricamatrice), ma soprattutto “perché”. Sarà una domanda che mi tormenterà per tutto il lavoro. 🙂

l'inizio

l’inizio

Una volta finiti i due falchi, ricamati con filo da ricamo in cotone, mi stupisco della chiarezza con cui sono venuti e mi rendo conto che è un vero peccato che rimangano così, spersi su un pezzo di tela leggera, abbandonati al nulla. Non si può e quindi rompendo le scatole a un mio amico rievocatore mi faccio dare le dritte per poterlo rendere pieno e con un senso (al di là della chiacchierata piccioni-falchi-pappagalli e il medioevo). Nasce così un nuovo e molto bello cuscino ricamato.

PicMonkey Collage passaggi

i tre passaggi del ricamo: riempimento, linee perpendicolari, punti a blocco delle linee

Ho aggiunto un nastro che non solo circonda i due falchi, ma crea anche quattro piccoli cerchi ai lati del primo più grande. Il nastro è stato colorato con filo di lana color oro e ho usato il punto catenella; mentre i quattro cerchi ai lati sono stati riempiti con filo di lana color acqua marina (è un verde con sfumature azzurre) e ho usato il punto bayeux.

il contorno

il contorno

A questo punto dovevo pensare come riempire lo sfondo dei falchi e ho optato ancora per il punto bayeux, con movimento opposto a quello dei quattro cerchi più piccoli e sempre usando filo di lana acqua marina. E’ stato lavorando in ampio che ho capito la difficoltà del punto e anche la sua vera peculiarità: in piccolo rende bene e rimane compatto, mentre in ampio rischia di lasciare dei buchi se non si riempe bene e fitto il lavoro. Credo davvero che il punto valga per le miniature.

sfondo e falco

sfondo e falco

Il lavoro è stato assemblato con una tela di cotone tramata di color bordeaux, riempito con ovatta, creando un cuscino di grande effetto (ma di dimensioni contenute 22 x 22 cm) e molto particolare. Un altro oggetto di ricostruzione si è ora unito al mio bagaglio di didattica sulla tessitura, ricamo e sartoria e devo essere sincera sono molto fiera di me.

verso

verso

retro

retro

In fondo all’articolo ci sta un vero ringraziamento a Silvio Luciani per la pazienza nell’avermi sopportato mentre cercavo di dare un senso a questo oggetto che non è la riproduzione di un reperto particolare, ma la costruzione di qualcosa di possibile e storicamente accettabile: grazie per le fonti che mi ha passato, per i consigli, per le dritte e per l’incoraggiamento. Ammetto che senza la sua spinta sarebbe rimasto un dubbio nel mio cervello e un progetto non finito.

 

 

Postilla:

Essendo autodidatta, ho sicuramente fatto degli errori nella realizzazione, soprattutto nella comprensione del movimento del punto e come sfruttarlo al meglio e in modo più corretto. Mia intenzione è di continuare ad apprendere meglio questo punto ed usarlo nel modo giusto potendo dare vita anche a vere ricostruzioni di reperti storici. 🙂