Laboratori, bambini e Storia: ce la possiamo fare!

Il lunedì mattina dopo una rievocazione col “Vicus Italicus” mi lascia molto spesso basita. Prima di tutto perché quando sono in rievocazione con loro fare l’ultima ruota del carro è quello che faccio fatica a fare, ma sono bravissima a delegare a chi di dovere tutte le beghe (sì, lo so, Cinzia tu mi odi). Ma fare l’ultima ruota del carro vuol dire anche dover tappare tutti i buchi, dare spazio agli altri, fare una buona spalla per chi serve: col cavolo che mi riposo io! In più sento la mancanza di fare la battagliola, di darmi due legnate ben date, tornare al campo con la risata facile e poi iniziare a contare i lividi coi tuoi compagni d’arme. Nel “Vicus” mi occupo di schiavitù e basta. O meglio…e tutto!

Ho scelto io l’argomento, forse provocatoriamente, perché alla fine l’antica Roma con tutta sta perfezione in realtà non mi piace, non mi è mai piaciuta e non mi piacerà mai. Roma, come tutta la Storia passata, ha splendore e meschinità ed è ora che qualcuno faccia vedere anche il secondo aspetto. Come fare laboratori didattici sulla schiavitù? Ci abbiamo pensato per almeno un anno e alla fine a questo giro (dopo aver provato la versione spettacolarizzata coi rievocatori e il mercato degli schiavi), abbiamo preso la palla al balzo e a “Massaciuccoli Romana” ci siamo buttati…o meglio…mi hanno buttato nella mischia. Mica ero pronta, io.

A questo punto potrei aprire la mia coda di pavone e dire che i miei 12 anni di rievocazione, i miei 24 anni di gioco di ruolo (da tavolo e dal vivo), qualche esperienza di teatro, aver lavorato coi bambini per qualche anno e tanta incoscienza mi ha permesso di sfangarla e di riuscire a creare due moduli di laboratorio completamente differenti per grandi e piccini e cercare loro di far capire cosa potesse essere uno schiavo.

Ovviamente se la versione per i grandi è praticamente sulle mie spalle e sul buon cuore di tutti i rievocatori presenti nell’evento (in quanto rappresentano le figure che noi non abbiamo nel Vicus), nella versione per i piccini devo ringraziare pubblicamente tutto il gruppo, ma in particolar modo Kebenna (ovvero Marilena) che con la sua genuinità, gentilezza e il fatto che è maestra e sa come trattare i piccoli mi ha dato la possibilità di inscenare per 3 ore alla domenica una piccola sequenza “mercato degli schiavi-lavoro sotto padrone-manomissione”. Tutto improvvisato, anche il coinvolgere gli altri del gruppo a rappresentare le altre figure del mondo romano (bella la faccia di Daniele quando gli ho stravolto i programmi e trasformato in “magistrato” 😀 ) dove i piccoli schiavi dovevano destreggiarsi fa le compere dall’ornatrix (“l’unguento di velluto di bellezza!” XD ), il magister scolarum e l’armeria, cercando di rendere contenta la padrona, fra un massaggino e l’altro. Alla fine non so se si sono più divertiti i piccoli aggrappati al cestino, i loro genitori a vederli affrontare questi piccoli compiti, o noi che sapevamo quanto tutto era fatto sul momento e grazie alla nostra bravura (quando c’è vò, c’è vò!).

L’atmosfera era positiva e propositiva, stimolante e alla fine stancante, perché invece di fare solo 20 bambini in 1 ora, me ne sono passati sotto le mani non so quanti per non so quanto tempo. Alla fine ero distrutta e avrei voluto farmi comprare da qualche altro gruppo e fuggire!

foto di Emanuele Bonelli

foto di Emanuele Bonelli

Mi spiace non aver potuto fare più esperienze coi grandi (solo un ragazzo a questo giro) sulla schiavitù, perché i ragazzi delle medie sono più stimolanti e coinvolgere anche gli altri gruppi fa un po’ parte della nostra filosofia di gruppo: fare circuito, andare oltre alle differenze di scelta rievocativa, appianare qualsiasi inutile astio. Collaborare di più fra noi deve essere un impegno per tutti i rievocatori. Ringrazio il gruppo di “Colonia Iulia Fanestris” (grazie Monia) per aver “prestato” la matrona, il soldato romano e un gladiatore, e il gruppo “Touta Taurini” per un uomo e una donna celtica liberi.

Alla fine della fola, la mia personale riflessione è:

– far capire agli organizzatori che noi facciamo didattica e non baby parking (ma è un discorso generale e non di questo evento);

– far capire ai genitori che devono rimanere presenti ai laboratori perché noi non siamo un baby parking, ma soprattutto perché il laboratorio è un’esperienza che coinvolge tutta la famiglia lasciando loro un buon ricordo (grande il papà che ha passato sottobanco alla figlia “schiava” i soldi per fare la spesa!) e magari stimolandoli a studiare a casa quello che hanno visto con noi;

– far capire a tutti che per fare Storia non bisogna essere un libro di testo e prepararli a una tesina universitaria, ma con la Storia si può ridere, scherzare e divertirsi senza mai dimenticare di dare nozioni corrette e precise sin da subito, perché i bambini sono piante che devono crescere e se gli dai buona acqua verranno su sani e forti, se gli dai cattiva acqua perché “tanto sono bambini” o “cosa vuoi che capiscano” tu sai responsabile della loro ignoranza;

– fare laboratori è stancante più di fare una battaglia quattrocentesca sotto il caldo, ma altrettanto stimolante. Mi rendo conto che non posso dare quanto nel medievale (anche per passione), ma tutto ciò arricchisce me, la mia esperienza da rievocatrice, il mio bagaglio culturale e mi stimola solo a vedere dove posso andare e cosa posso fare di più.

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