La gabbia del “mediomedioevo”

cropped-codex-grc3a6cus-matritensis-ioannis-skyllitzes-sicilia-xii-secolo.jpgPrima di tutto permettetemi di spiegarvi cosa intendo io per “mediomedioevo”. Il termine nacque (non chiedetemi dove come e quando perché non sarei specifica visto il tempo passato ma soprattutto, fidatevi, non è nemmeno interessante saperlo) più o meno consapevolmente una decina di anni fa in senso positivo, ma anche con un risvolto negativo: il positivo è far capire ai rievocatori che i ritrovamenti eccezionali, in senso di eccezioni, non possono diventare la regola di ricostruzione per tutti, quindi se in quella tal tomba era stato ritrovato quel tal oggetto ma solo lì e solo quello, quello doveva rimanere un unicum, chiaro? In senso negativo invece è stato usato per eliminare tutte le differenze: si è partito con il minimizzare le mode regionali presenti in Italia per uniformarsi a due o tre standard molto simili tra loro (e quindi accettabili uniformemente), per arrivare alle tecniche di comportamento, di combattimento, il cibo e via andare: nacque il termine di “mediomedioevo” proprio per indicare che doveva esistere uno standard italico comunale secolare a cui il rievocatore si sarebbe dovuto adeguare per essere considerato un valido rievocatore; tutte le eccezioni sarebbero state mal viste e non considerate in sede di eventi, con a volte pretese di cambiare per poterli tollerare. ALT! Ma dove sta scritto ‘sta put…..ta? Da nessuna parte, ma sicuramente nella testa di alcuni rievocatori è stata presa come la bibbia (volutamente scritto minuscolo perché quel modo di fare non ha alcun valore scientifico o morale o etico o non so cosa che si debba applicare seriamente alla rievocazione) e come tale si è diffusa fra chi in modo molto pigro si è pedissequamente adeguato.

Risultato? Risultato allora che chi faceva cose extra “mediomedioevo” ha dovuto lottare e faticare e forse sbattere anche qualche porta, mentre le nuove leve rievocative si sono adattate pigramente a uno standard che non ha portato per niente a elevare la ricerca, la sperimentazione e la diversità. Anzi.

Perché cari i miei rievocatori sapientoni, molti di voi non hanno compreso assolutamente niente di quello che hanno letto negli anni.

Vi rimando al post scritto dal mio gruppo sul nostro blog per capire l’inizio del mio ragionamento: “Perché è fondamentale rievocare i templari?” Da quel post partono o nascono tanti ragionamenti legati a tante altre figure che non vogliamo o non capiamo essere fondamentali.

Ordini monastici militari. Presenti nella Storia dal XII secolo almeno e vigenti tutt’ora. Pochi comprendono appieno la portata rivoluzionaria non solo dei templari, ma anche degli ospitalieri e dei teutonici (per parlare di solo quelli più conosciuti). Pochi gruppi li fanno (beh pochissimi oserei dire…e li conosco per nome tutti!) e pochi eventi capiscono che la loro presenza è fondamentale per dare una normalità alla verosimiglianza storica.

Ebrei. Quasi assenti da ogni panorama rievocativo, pur essendo presenti in Italia dal 70 d.C indicativamente e avendo forti comunità sparse in varie zone ed essendo presenti per esempio in alcune leggi suntuarie (tanto per citare un qualcosa che piace tanto di questi tempi in cui i vestiti sono diventati oramai il punto nodale di tanti gruppi). Perché non li si ricostruisce? Ah, boh…son ebrei…che ne so io (leggere tutto con tono sarcastico). So di un gruppo che ha fatto partire il progetto ed essendo loro abituati a fare i saraceni so che hanno la mentalità giusta per parlare dei “diversi”.

Musulmani e/o arabi cristiani. Altro tasto dolente, pur considerando che tutto il sud Italia vedeva le presenze dei primi, la Spagna era musulmana fino al XIV circa e tutto il medio oriente vedeva la presenza di arabi cristiani a fianco o meno dei latini arrivati per riconquistare la Terrasanta, i gruppi che li annoverano al loro interno forse si contano sulle dita di una mano. Ah, ma sono lontani dal “mediomedioevovicinovicino”…

Suore, preti, frati, monaci e prelati vari. “Son noiosiiiii”, “Ma chi vuol fare una suora???” è vero, è molto più figo fare il cavaliere, è molto più ganzo fare il mercante, è molto più divertente fare il mercenario (possibilmente bracalone, ateo, mal messo, mal organizzato e senza disciplina). Eppure i nostri cavalieri, mercanti, dame, artigiani e artigiane e i nostri mercenari vivevano a stretto contatto con loro in ogni momento della loro vita, volenti o nolenti e noi rievocatori no. Come possiamo dirci precisi?

Questi sono solo esempi per far capire quante cose mancano a noi rievocatori e non vogliamo vedere perché “che palle!”, perché alla fine ci guardiamo attorno negli eventi e siamo tutti simili senza doverci spingere a metterci in discussione e a vedere che molti di noi non fanno nemmeno un minimo sforzo per non fare la copia di un altro rievocatore. Siamo pigri. Punto. E tutto ciò è francamente detestabile.

La pigrizia sta uccidendo certi periodi rievocativi e solo un nuovo modo di farlo può salvare capra e cavoli (nel senso di eventi, di patrimonio artistico, di patrimonio immateriale del sapere, della fatica del lavoro di tanti gruppi che stanno lavorando da anni); solo la spinta a capire cosa si legge senza ripeterlo a papera mentre si fa didattica; la spinta a capire seriamente la complessità di ogni mondo e secolo che rievochiamo, la multiculturalità del medioevo (che vien sempre visto molto banale e monolitico, mentre era altrettanto complesso quanto un periodo romano sempre visto variegato e particolare); dobbiamo metterci in gioco e sperimentare e uscire dalla gabbia, perché questa gabbia del “mediomedioevo” ci sta portando alla mediocrità.

Cavoli, abbiamo dei tecnici ricostruttori che sono a livello oramai dei più bravi esteri, abbiamo eventi che potrebbero davvero rendere tantissimo, abbiamo gruppi che si fanno ben vedere fuori anche dei patri confini, ma se ci guardiamo siamo un po’ tutti uguali! Usciamo dalle nostre gabbie mentali, sperimentiamo, proviamo a vedere che c’è davvero molto di più sia in fichezza che in manualità e che le vesti di lanaultrafigheelavorate (sì, lo scrivo tutto attaccato e capite perché) non sono di più di un sobrio abito nero da frate o da frate combattente. Rompiamo la gabbia, perché è tempo!

POSTILLA:

Prima che mi scriviate “Fai tu!” o un “Ma tu cosa fai per cambiare?” “O chi ti credi di essere?”, vorrei ricordarvi che:

  1. faccio parte di un gruppo che da 23 anni si occupa di templari seriamente e con un continuo mettersi in dubbio e che da quest anno ha deciso di fare altrettanto per i cavalieri di Rodi e che nei miei 16 anni rievocativi mi sono spesso sentita rivolgere strani sguardi o strane frasi (del tipo “non capisco perché li fate”) da più di un rievocatore.
  2. in epoca romana con il gruppo “Vicus Italicus” io mi sono occupata di schiavitù con annessi, connessi, schifezze e bassezze; organizzando un laboratorio per bambini e la didattica più complessa per gli adulti.

Detto questo vorrei smettere di sentirmi sola e vista strana, a volte anche squadrata dall’alto al basso, da gente tutta uguale di cui a volte io vedo le potenzialità per poter fare altro, ma che evidentemente vedo solo io… Io in gabbia non ci sono mai stata nemmeno in ambito rievocativo…

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Laboratori, bambini e Storia: ce la possiamo fare!

Il lunedì mattina dopo una rievocazione col “Vicus Italicus” mi lascia molto spesso basita. Prima di tutto perché quando sono in rievocazione con loro fare l’ultima ruota del carro è quello che faccio fatica a fare, ma sono bravissima a delegare a chi di dovere tutte le beghe (sì, lo so, Cinzia tu mi odi). Ma fare l’ultima ruota del carro vuol dire anche dover tappare tutti i buchi, dare spazio agli altri, fare una buona spalla per chi serve: col cavolo che mi riposo io! In più sento la mancanza di fare la battagliola, di darmi due legnate ben date, tornare al campo con la risata facile e poi iniziare a contare i lividi coi tuoi compagni d’arme. Nel “Vicus” mi occupo di schiavitù e basta. O meglio…e tutto!

Ho scelto io l’argomento, forse provocatoriamente, perché alla fine l’antica Roma con tutta sta perfezione in realtà non mi piace, non mi è mai piaciuta e non mi piacerà mai. Roma, come tutta la Storia passata, ha splendore e meschinità ed è ora che qualcuno faccia vedere anche il secondo aspetto. Come fare laboratori didattici sulla schiavitù? Ci abbiamo pensato per almeno un anno e alla fine a questo giro (dopo aver provato la versione spettacolarizzata coi rievocatori e il mercato degli schiavi), abbiamo preso la palla al balzo e a “Massaciuccoli Romana” ci siamo buttati…o meglio…mi hanno buttato nella mischia. Mica ero pronta, io.

A questo punto potrei aprire la mia coda di pavone e dire che i miei 12 anni di rievocazione, i miei 24 anni di gioco di ruolo (da tavolo e dal vivo), qualche esperienza di teatro, aver lavorato coi bambini per qualche anno e tanta incoscienza mi ha permesso di sfangarla e di riuscire a creare due moduli di laboratorio completamente differenti per grandi e piccini e cercare loro di far capire cosa potesse essere uno schiavo.

Ovviamente se la versione per i grandi è praticamente sulle mie spalle e sul buon cuore di tutti i rievocatori presenti nell’evento (in quanto rappresentano le figure che noi non abbiamo nel Vicus), nella versione per i piccini devo ringraziare pubblicamente tutto il gruppo, ma in particolar modo Kebenna (ovvero Marilena) che con la sua genuinità, gentilezza e il fatto che è maestra e sa come trattare i piccoli mi ha dato la possibilità di inscenare per 3 ore alla domenica una piccola sequenza “mercato degli schiavi-lavoro sotto padrone-manomissione”. Tutto improvvisato, anche il coinvolgere gli altri del gruppo a rappresentare le altre figure del mondo romano (bella la faccia di Daniele quando gli ho stravolto i programmi e trasformato in “magistrato” 😀 ) dove i piccoli schiavi dovevano destreggiarsi fa le compere dall’ornatrix (“l’unguento di velluto di bellezza!” XD ), il magister scolarum e l’armeria, cercando di rendere contenta la padrona, fra un massaggino e l’altro. Alla fine non so se si sono più divertiti i piccoli aggrappati al cestino, i loro genitori a vederli affrontare questi piccoli compiti, o noi che sapevamo quanto tutto era fatto sul momento e grazie alla nostra bravura (quando c’è vò, c’è vò!).

L’atmosfera era positiva e propositiva, stimolante e alla fine stancante, perché invece di fare solo 20 bambini in 1 ora, me ne sono passati sotto le mani non so quanti per non so quanto tempo. Alla fine ero distrutta e avrei voluto farmi comprare da qualche altro gruppo e fuggire!

foto di Emanuele Bonelli

foto di Emanuele Bonelli

Mi spiace non aver potuto fare più esperienze coi grandi (solo un ragazzo a questo giro) sulla schiavitù, perché i ragazzi delle medie sono più stimolanti e coinvolgere anche gli altri gruppi fa un po’ parte della nostra filosofia di gruppo: fare circuito, andare oltre alle differenze di scelta rievocativa, appianare qualsiasi inutile astio. Collaborare di più fra noi deve essere un impegno per tutti i rievocatori. Ringrazio il gruppo di “Colonia Iulia Fanestris” (grazie Monia) per aver “prestato” la matrona, il soldato romano e un gladiatore, e il gruppo “Touta Taurini” per un uomo e una donna celtica liberi.

Alla fine della fola, la mia personale riflessione è:

– far capire agli organizzatori che noi facciamo didattica e non baby parking (ma è un discorso generale e non di questo evento);

– far capire ai genitori che devono rimanere presenti ai laboratori perché noi non siamo un baby parking, ma soprattutto perché il laboratorio è un’esperienza che coinvolge tutta la famiglia lasciando loro un buon ricordo (grande il papà che ha passato sottobanco alla figlia “schiava” i soldi per fare la spesa!) e magari stimolandoli a studiare a casa quello che hanno visto con noi;

– far capire a tutti che per fare Storia non bisogna essere un libro di testo e prepararli a una tesina universitaria, ma con la Storia si può ridere, scherzare e divertirsi senza mai dimenticare di dare nozioni corrette e precise sin da subito, perché i bambini sono piante che devono crescere e se gli dai buona acqua verranno su sani e forti, se gli dai cattiva acqua perché “tanto sono bambini” o “cosa vuoi che capiscano” tu sai responsabile della loro ignoranza;

– fare laboratori è stancante più di fare una battaglia quattrocentesca sotto il caldo, ma altrettanto stimolante. Mi rendo conto che non posso dare quanto nel medievale (anche per passione), ma tutto ciò arricchisce me, la mia esperienza da rievocatrice, il mio bagaglio culturale e mi stimola solo a vedere dove posso andare e cosa posso fare di più.

Il corpo dei rievocatori

Altro post provocatorio, mentre sto preparando uno di storia vera. Abbiate pazienza.

Non voglio avere ragione in assoluto, ma voglio solo stimolarvi a un ragionamento che siate voi pubblico oppure organizzatore di eventi oppure altro rievocatore deve avervi sfiorato prima o poi e magari vi ha messo anche in discussione.

Il rievocatore è o ha un corpo. A me viene da pensare che sia un corpo e qui sta il problema, perché il corpo di un rievocatore è il corpo di un uomo e di una donna nati almeno dopo la metà del 1900 e quindi è un corpo ben diverso da quello dei suoi avi: è più alto, più forte, più sano, meno abituato a certe fatiche. Controsensi, ma reali. Quindi se rievoca un uomo o una donna nati ben prima del 1800 sarà di suo un controsenso storico, un non filologico. Pazienza voi direte…forse, dico io.

i napoleonici

i napoleonici

Il rievocatore è un corpo in quanto sul suo corpo segna la sua vita fatta di emozioni, ricordi, passioni, dolori. E’ un corpo che si riempe di cicatrici vere, nate magari da sport altri oppure dalle malattie e queste cicatrici non si possono cancellare, mettendo un abito di foggia antica: queste cicatrici sono il marchio della sua vita e come tali vanno rispettate. E’ un corpo che è arrivato alla rievocazione facendo un suo percorso personale, magari dopo essere passato attraverso altre passioni e quindi magari ha segnato con un tatuaggio un certo passato. E’ un corpo che condivide con altre passioni e quindi non potendo scindersi, mostra a tutti quanto egli come individuo sia poliedrico, particolare, unico. E’ un corpo che lavora e quindi, magari vorrebbe avere il taglio storico, i baffi storici, ma non può farlo perché il suo capo ufficio o i suoi clienti non capirebbero e poi come potrebbe pagare le bollette? E’ un corpo che vuole cambiare, che vuole esprimersi e allora barba, baffi, pettinature, colori sono il modo in cui racconta agli altri chi è perché la vita del rievocatore è dal lunedì alla domenica e dalla domenica al lunedì qualunque cosa faccia. E’ un corpo che prende medicine, che magari non può portare le lenti a contatto, che si rompe e quindi via di gesso, tutte cose che i suoi avi non hanno avuto.

Ma è anche un mezzo per far trasmettere al pubblico la sensazione di avere una macchina del tempo e quindi deve avere rispetto del personaggio che fa vivere. Gli eccessi del corpo, della propria individualità vanno sopiti per due giorni, cercati di storicizzare, arrivare al compromesso.

i medievali

i medievali

Quindi?

Quindi bisognerebbe incontrarsi a metà e capirsi negli occhi e vedersi per quello che si è. Perché il rievocatore non è un manichino che può trasformarsi a piacimento proprio o altrui, dimenticare i segni che si porta addosso, manipolarsi per il volere altrui ed essere davvero un uomo o una donna del periodo X; non può essere una tela bianca su cui altri possano scrivere la storia come la vedono; non può nemmeno essere un provocatore e urlare a tutti con il suo corpo “me ne frego di voi, dei vostri pregiudizi e delle vostre visioni, io sono così”. Bisognerebbe arrivare al giusto mezzo, capendo che

– gli occhiali non sono un vezzo ma il modo per comunicare col mondo, a volte un presidio medico, e quindi meglio un rievocatore con gli occhiali che comunica al posto di un rievocatore senza che sbatte contro tutto e tutti. Ovviamente gli occhiali non devono essere alla Elton John.

la didattica fatta seriamente

la didattica fatta seriamente anche con un paio di occhiali

– che i baffi e la barba che porti sono quello che sei, ma se non hai il taglio a tazza per il 1400 o la chioma fluente per il celta ce ne faremo una ragione. E così vale per le donne, cercando di far capire che no, il fucsia non era un colore di capelli accettabile per qualsiasi periodo storico precedente al 1970, ma se ti metti una cuffia o un velo non lo noterà nessuno.

– che i tatuaggi che porti raccontano chi sei e quindi cosa ti ha portato anche a raccontare la storia agli altri. Sarebbe meglio coprirli, ma se la copertura risulta risibile e grottesca, mostrali e fallo diventare un momento didattico, visto che la storia è anche la storia dei tatuaggi.

– che la tua fisicità (magro, grasso, alto e basso) non ti deve impedire a ricoprire qualsiasi ruolo tu voglia, purché tu lo faccia al tuo meglio. Ovvio che ci sono persone che risultano più credibili e più affascinanti nei panni che indossano, ma tu nei tuoi panni starai sempre bene quando ti diverti.

– che se il tuo fisico ti chiede riposo perché le condizioni della rievocazioni sono impervie (troppo caldo, orario assurdo per programma fatto da poltronisti, pioggia battente e freddo), al tuo fisico lo devi concedere, ma se lo fai perché ubriacarti è il tuo modo di fare rievocazione mi sa che hai sbagliato qualcosa.

la stanchezza dei templari

la stanchezza dei templari

E poi gli esempi potrebbero sprecarsi e ognuno di voi potrebbe citarne mille, ma io mi chiedo se veramente vediate quel corpo moderno nella persona che è il rievocatore che avete di fronte mentre vi fa didattica, fa sperimentazione, ci mette anima cervello e cuore a raccontarvi quello che più ama al mondo. Io credo che tutti voi, spettatori, organizzatori e altri rievocatori, vediate solo la passione, la forza, il coraggio dell’altro e che queste vi facciano fare il vero salto nel tempo. Pensateci e piantatela di essere puntigliosi e rompiscatole col corpo degli altri.

ecco cosa significa raccontare la Storia e avere il pubblico che ascolta

ecco cosa significa raccontare la Storia e avere il pubblico che ascolta

POSTILLA: doverosa dopo aver avuto un sano scambio con altri rievocatori su Facebook

Questo post parla di Rievocatori e non di giocatori di ruolo, di figuranti di eventi simil storici o di feste a tema. Questo post non può essere usato per giustificare abiti non storicamente corretti, smalti sulle unghie, andare in giro pittati come sciantose, mischiare le epoche e il fantasy perché “è più facile e fa scena”. Questo post non giustifica colui che per ignavia o per pigrizia voglia giustificare qualsiasi anacronismo storico a suo piacimento, per paura di aprire un libro e imparare.

Questo post è in difesa di tutti quei Rievocatori Seri (e guardate che ce ne sono e tanti anche in Italia) che nella loro ricostruzione sono attenti a dettagli, vestiti, ricostruzioni, didattica, sperimentazione, ma che non essendo uomini e donne scongelati dalla loro epoca portano i segni di essere figli di questo millennio. E per questo loro essere figli di un’epoca “sbagliata” non devono essere pungolati per dettagli minimi (che molti in realtà manco notano) a discapito della loro cultura, dedizione e passione. Perché il rispetto per il Rievocatore Serio non sta nel guardarlo come se fosse una bella statuina, ma nel confronto, nel dialogo e nell’imparare reciproco.

Bardi: un giorno da medievale. Tanta didattica a ritmo continuo

Dopo qualche giorno dall’evento, posso dire che ne siamo usciti splendidamente vivi.
L’evento di Bardi è stato impegnativo, stimolante e faticoso. Mentre a giugno eravamo relativamente in pochi (solo la Mansio Templi Parmensis e pochi amici di altri gruppi) e poco si poteva allestire, ma splendidamente abbiamo fatto tutto, questa volta eravamo in tanti, più gruppi (Grifoni Rantolanti, Militia Sancti Micheli, Civitas Zumellarum, La Compagnia della Rosa) e poche teste pensanti (non che le altre non lo siano, ma i coordinatori devono essere per forza pochi se no è il caos).
Ricostruire l’interno di un castello medievale è il sogno di moltissimi rievocatori del periodo non solo perché con l’età la voglia di stare alle intemperie scema, ma anche perché un castello ti permette di fare e ricostruire cose e situazioni che non sono fattibili in campo.
Prima di tutto le botteghe, le stanze, la cucina attrezzata; poi i vari amministratori, ufficiali, mercanti o semplici uomini e donne. Ti si apre un mondo di possibilità che sarebbe veramente bello poter cogliere al balzo, e mentre noi rievocatori siamo pronti e desiderosi, ci chiediamo se lo siano anche i veri amministratori di questo nostro patrimonio artistico così ampio.
Come sapete il mio pallino è la divulgazione, soprattutto in ottica diversa, moderna, fruibile, ma storicamente corretta e questo evento è stato davvero questo. Non mi lodo e non mi imbrodo, come si suol dire, ma lo abbiamo visto nell’affluenza (considerando che c’era da pagare un biglietto d’ingresso); dalle persone che si sono fermate a vedere, a chiedere, a curiosare; dai bambini che al massimo sbuffavano per andare a vedere altre cose nel castello oppure che tornavano anche da me per farsi insegnare qualcosa, per imparare; dalle mamme che chiedevano chi siamo, cosa facevamo e che, sì!, ci avrebbero fatto pubblicità anche nelle scuole. Quando sei in rievocazione hai un pubblico vario e molto spesso svagato, ma a Bardi c’è stato qualcosa che ci ha stupiti e stimolati tutti.
Ognuno di noi aveva la sua stanza che condivideva con un compagno di lavoro in modo che non fosse da solo e in caso di bisogno, o di turno cibo, la stanza non venisse abbandonata. Io per la seconda volta ho potuto allestire un’ipotetica bottega da sartoria. Al di là che per tutta una serie di cose non abbiamo ancora gli arredi storicamente corretti (ma incrociate le dita perché se le amministrazioni capiscono…) e quindi abbiamo fatto quello che si poteva con quel che si aveva; al di là che la nostra filosofia non sia quella di fare un modellino ma di cercare di personalizzare nei limiti dei possibili per rifar rivivere non il personaggio medio medievale, devo dire che la stanza faceva il suo effetto di verosimiglianza.
Ecco quindi la bottega della moglie di un sarto in ascesa economica.
Vestiti sparsi, oggetti, stoffe su panche, appese ai muri, sui tavoli per far vedere al compratore tutto quello che può offrire.
Essere pronta a qualsiasi richiesta
o semplicemente dedicarsi a progetti e lavori che poi arricchiranno le case dei nobili.
Ricostruire questo ipotetico personaggio mi ha permesso di poter spiegare in modo più ampio, tridimensionale la vita che girava attorno a un semplice abito: la lavorazione delle stoffe, la tintura, il significato dei colori, l’importanza del racconto che si ricama, del lavoro dell’apprendistato e delle donne, della vita dei mercanti (e poi non c’era tempo per parlare delle corporazioni e della politica).
Vedere che negli occhi della gente quella stanza raccontava un mondo vivo, fatto di persone e di fatica e non un semplice compendio di date e di numeri, è stato per me un fatto nuovo.
La didattica “libera” si è svolta tutto il giorno a ritmo continuo lasciando che le persone entrassero ed uscissero dalle stanze incuriositi. Chiacchierare di Storia partendo da un abito e da una semplice domanda permette di seguire il flusso di pensiero della gente che magari la Storia l’ha solo studiata sui libri e nessuno gliela ha fatta amare.
Visita guidata al castello con doppia spiegazione: una guida per il castello e noi tutti per i dettagli di vita quotidiana. La gente era così numerosa che nel pomeriggio abbiamo dovuto separarla in due gruppi.
La cosa difficile è che in 5 minuti bisogna dare loro nozioni e stimolarli a volerne sapere di più.

Vedere che le bambine, quelle stesse bambine che nella loro vita giocano cantano urlano e si fanno belle come le loro compagne, rimangono affascinate dal ricamo (e proprio da me, a cui non mi sarei mai data così credito) e vogliono imparare, capire, vedere, provare anche se hanno paura dell’ago.

Telaio tondo piccolo, non filologico, ma utilissimo per poter far capire meglio alle bambine come si lavora.

 

Vedere i bambini affascinati mentre gli spiego perché sto ricamando un bestiario, che cosa sia un bestiario e vedere che anche loro come i nostri avi hanno gli occhi che si illuminano a pensare che potrebbero incontrare un drago (anzi che un dinosauro è un po’ un drago), che potrebbero andare a caccia dell’unicorno e che la balena è un grosso pesce (anche se sanno benissimo che è un mammifero, anche se i più piccoli non riescono a dire “cetaceo”) e che potrebbe portarli in giro per il mare.

La giornata è stata fisicamente stancante, ma emotivamente e mentalmente stimolante.
Ringrazio tutto il mio gruppo che dopo tanti anni di convivenza ragiona come un sol corpo in cui ognuno di noi è un elemento: funzioniamo insieme, ragioniamo nella stessa direzione, ma ognuno sa cosa deve fare. Abbiamo fatto un ottimo lavoro che è solo la prima pietra, speriamo. Grazie.
Ringrazio tutti gli altri rievocatori, gli Amici che la Storia ha unito, per aver appoggiato il nostro progetto e per averci partecipato con entusiasmo e attenzione.
Grazie al castello con il suo fantasma silente, con la cooperativa Parmigianino e con il comune e i vigili per i permessi (autorizzazioni, permessi transito, palestra) per averci permesso di realizzare un piccolo sogno.
E in fine un grazie ai fotografi Marco Elli, Luca Verzeroli, Roberto Fusconi e Monia Boscolo a cui abbiamo chiesto l’immane compito di documentare tutto quello che facevamo, di vederlo attraverso i loro occhi e di poterlo raccontare a voi anche con le immagini.

Il mercato degli schiavi ad Aquileia

Facciamo un salto indietro di quasi mille anni o più e raccontiamo un momento di vita quotidiana dell’Antica Roma: il mercato degli schiavi.

La schiavitù nel mondo antico era una forza lavoro a quasi costo gratuito, dico quasi perché anche se non gli si dava uno stipendio comunque bisognava garantire vitto e alloggio.
Le condizioni di vita di uno schiavo variavano dal ruolo che lo stesso ricopriva e anche dalla magnanimità del padrone, ma ricordiamo che mentre lo schiavo che compiva un delitto contro il padrone veniva come minimo marchiato a fuoco e come massimo condannato a morte, il contrario era punito con una pena pecuniaria.
Lo schiavo rientrava per il diritto romano nel novero delle cose, o meglio nel novero delle cose con parola: instrumentum vocale.
Quando lo studiai per l’esame di storia romana mi rimase impresso nel cervello questo termine, perché denota uno spregio totale per la vita umana in quel momento, per la vita umana del singolo.
Sottolineo del singolo perché al contrario di quello che capitava nelle altre civiltà (per quello che ho studiato) nel mondo romano non solo era possibili l’affrancatura, ma anche una volta libero la scalata sociale.
Certo, il nome aveva un valore, la per fortuna per la società romana la meritocrazia (e a volte anche il peso del borsellino) aveva un valore doppio e magari un uomo diventato liberto (cioè ex schiavo, anzi uno schiavo affrancato dal padrone) poteva sperare per i propri figli o anche per i propri nipoti magari anche un posto di rilievo e di potere (se pensiamo al potere che avevano i liberti dell’imperatore Claudio).
 
Partendo da questa premessa, mi permetto di raccontarvi la prova generale messa in scena a “Tempora- Aquileia” che si è svolta nel fine settimana passato.
Fra un caldo afoso (ma l’aria tirava ovunque, tranne nel campo romano. I soliti celti “raccomandati” stavano benissimo! Uffa!) e sabbia sabbia sabbia sabbia (che ho portato a casa a chili), si è svolto un bell’evento di rievocazione romana e celta, un modo per raccontare la storia di una cittadina di provincia che tante ne vide nel correre della Storia.
Col mio gruppo romano Vicus Italicus ci stiamo occupando di rifar vivere la vita civile romana, proponendo non solo tanta didattica e laboratori per i bambini, ma anche momenti di ricostruzione di vita quotidiana cittadina.
Quale miglior cosa se non il mercato degli schiavi?
 
Ammetto che la cosa mi è interessata da quando, lasciandomi alle spalle un gruppo di rievocazione romana e tutti i ricordi, tagliandomi i capelli cortissimi, non mi è stato più possibile interpretare una matrona o una domina romana. Mi direte “metti dei capelli posticci”, ma io rispondo e faccio “meglio far la schiava” e quindi rifaccio abiti e situazioni, mi “vendo” a Caeco (“Fabio è vero che non rompi le scatole?” “Eh???” “Se mi vendo a te.” “Cosa?” “Io mi vendo a te, tu non rompi le scatole così io non sono costretta a farti del male.” “Ci sto:” “Fatta!” Beh è andata più o meno così la mia vendita seduti su una panchina in mezzo al Vicus con gli altri che ridevano) e studio un po’ le cose. Con calma perché comunque il medioevo incalza, la fatica anche, la scherma tanta e la distrazione regna sovrana. 
Occorre la presenza della Cinzia a farmi ricordare che io viaggio su altri ritmi o meglio che lei corre come una centrometrista e io devo prendere la macchina per starle dietro.
 
Per Aquileia non mi dice nulla, ne avevamo parlato del progetto, ma speravo di pianificarlo meglio (sì lo so sono piedi di piombo, ma sono anche una perfezionista), mentre lei mi ha proprio buttato nella mischia e nel giro di due giorni abbiamo pianificato la cosa, fra sabbia caldo e qualche didattica.
E così domenica pomeriggio, dopo aver mobilitato tanti gruppi chiedendo a destra e a manca chi di loro si prestasse a farsi vendere come schiavo o a comprare come padrone, mettendo il microfono in mano a me per una minima didattica e poi a Dario Battaglia per fare il banditore, abbiamo fatto un gran bel mercato degli schiavi.
Mentre io mi imbarazzo a fare didattica con il microfono e taglio la cosa in modo velocissimo, alle mie spalle gli schiavi stanno subendo la prima esamina da parte dei compratori e il banditore sovraintende alla cosa in modo che non vengano rovinati gli schiavi stessi.
dettaglio dei compratori che controllano la merce.
Il banditore spiega ai compratori le caratteristiche degli schiavi e aspetta le loro proposte. Come potete notare abbiamo anche coinvolto persone del pubblico fra i compratori. Un plauso a loro che si sono ben buttati in questa avventura.
Il lanista sceglie gli uomini da allenare e combattere per i ludi gladiatori…
…e a sorpresa compra anche me! Non sa cosa gli aspetta. Non vede la posizione strafottente? Se  pensa di potermi piegare, povero lui!
dettaglio delle schiave: origini e costumi diversi.
dettagli: schiavo numida e madre e figlio schiavi.
Per fortuna il bambino è stato comprato insieme alla madre, ma in antichità non era detto.
Ringraziamo il giovane del pubblico che ha comprato madre e figlio, anzi, come ha detto lui “donna con figlio in allegato”.
Un ringraziamento a tutto il Vicus per il sostegno e la follia, ad Ars Dimicandi per aver partecipato in forze alla cosa, al gruppo V.I.R di rievocazione romana, ai gruppi celti che si sono prestati.
Questo è il primo passo, ho già in mente cose, oggetti, scene che renderanno ancor meglio la cosa.
Grazie al caterpillar Cinzia per aver gestito tutto, ma tranqui ora so cosa devo fare. 

Soddisfazione ed emozione

Scusatemi sin dall’inizio se questo post sarà un po’ emotivo e sdolcinato, ma ogni tanto capita di potersi fermare e guardare con occhio soddisfatto il proprio lavoro, personale e di squadra.
Sabato e domenica con la Mansio abbiamo fatto un servizio fotografico con il fotografo Camillo Balossini che conosciamo da 3 anni e con cui abbiamo già avuto occasione di lavorare e di farci fare delle foto.
Di solito però eravamo in rievocazione, coi tempi risicati, con le situazioni un po’ ballerine, con l’attenzione altalenante perché tante sono le cose che devi gestire.
Questa volta invece ci siamo presi un fine settimana intero (in cui negli ultimi anni eravamo di solito impegnati in Francia, ma quest’anno La Barben è saltata lasciando noi e i Grifoni nella completa desolazione) e siamo andati al castello di Bardi.
Il risultato di due giorni di lavoro, risate, fatica, casse spostate a destra e a manca, vento e pioggia è stato veramente mirabile.
Lunedì quando Camillo ha postato su fb alcune foto, lo ammetto, mi sono venute le lacrime agli occhi.
Due cavalieri templari e il cappellano del Tempio
Sergenti templari in pausa
Vedere nero su bianco, o meglio colori su colori, e vedere come il nostro lavoro collettivo di ricostruzione e di sperimentazione abbia dato un risultato ottimo, esaltato dalla professionalità di un fotografo molto bravo, mi ha fatto capire tante cose:
-prima di tutto che non abbiamo sbagliato a fare quello che stiamo facendo;
-secondo che io non ho sbagliato a fare quello che sto facendo;
-terzo che malgrado il tanto lavoro che io credo si debba ancora fare, siamo arrivati a un buon punto di riferimento e le lodi che ci fanno non sono più per darci il contentino.
Sì, lo so, ho chiuso la modestia nel cassetto.
Lo ammetto.
Ne sono conscia e non mi interessa.
Le foto rivelano un gran lavoro.
Templari e Turcopoli che decidono la miglior strategia di battaglia
Turcopoli che difendono il castello dei franchi
Rivelano tutte le discussioni, i libri aperti e chiusi, gli errori corretti, gli oggetti rifatti.
Rivelano lo studio su quello che si trova, su quello che si deve capire, su quello che si deve intuire.
Rivelano le risate, le gite fuori porta, i tanti “secondo me”.
taverna
angolo femminile e giovane ragazzo annoiato
infermeria del castello franco: il cappellano controlla il ferito e le donne, fra cui una suora, si danno da fare per curarlo.
Queste foto non sono né un inizio né una fine di un lavoro, sono solo un punto di intermezzo che di sicuro segna un punto importante nella storia del nostro gruppo.
Sono un bello stimolo.
Non è scontato il ringraziamento a tutti coloro che sono potuti venire a fare le foto, ma anche a quelli che non sono potuti esserci, ma che ogni volta che c’è da fare sono presenti col corpo e con la mente e danno il loro contributo.
Un grazie a Camillo Balossini che ci ha fatto queste e altre stupende foto e che le ha pubblicate immediatamente su fb il giorno dopo per colmare la nostra curiosità.
Aspettiamo di vedere le altre a tempo debito.

Test

Anni fa è iniziato a girare attraverso il web e grazie alle email un simpatico test che metteva a prova il tasso di passione che anima ogni rievocatore. Un test meraviglioso, a cui io e molti miei amici abbiamo risposto a tante affermazioni con un “sì” bello convinto, seguito anche da una bella risata.
Quest’anno ho poi scoperto che l’autore di questo test è il “compagno di battaglie” Pagno, dei Grifoni Rantolanti. Non ci posso credere!!!!
Quindi dopo previa autorizzazione (date a Pagno quel che è di Pagno), ho deciso di metterlo anche qui.
Col tempo le domande sono aumentate e credo che se ci fermassimo ne dovremmo aggiungere altre, però è già bello e sufficiente così!

Puoi dire di essere un vero rievocatore quando…
…sei stato inseguito almeno una volta da una vecchia maestra elementare invasata che vorrebbe te e i tuoi compagni per portarvi a scuola;
…dormire all’addiaccio sul fango è il tuo ideale di un fine settimana divertente;
…puoi identificare un gruppo d’arme a distanza dai rutti e dalle bestemmie, e dire anche se sono amici o nemici;
…non sei capace di cantare senza un corno pieno di birra in mano;
…riconosci il canapone di lino a 10 metri di distanza;
…hai speso più di 300 euro in vestiti che sono passati di moda 800 anni fa;
…hai rotto le palle più di una volta ai colleghi dicendo la frase: “che figata, mancano solo 68 giorni alla battaglia di…”;
…non pulisci la tua spada da sei mesi, ha due dita di ruggine e trasmette il tetano anche per via aerea, ma ti incazzi come un giaguaro se un bimbo ci appoggia sopra una mano, perché “il grasso delle dita la danneggia”;
…consideri fondamentale per la tua sopravvivenza un cappuccetto bianco con delle ridicole orecchie pendule;
…hai dormito almeno una volta sopra dei sacchi di caffé rovesciati;
…il tuo capo ha commentato la tua richiesta di ferie con “ah, di nuovo quella roba medievale?”;
…un tuo conoscente tempo fa per caso ha visto la tua corazza di cuoio e ora ti crede segretamente un sadomasochista;
…il cane dei vicini abbaia disperato a causa del fischio acuto che proviene dal tuo garage quando stai passando la mola a disco sulla corazza di piastre;
…hai oggetti allucinanti come candelieri, bauli, mortai, sacchi di juta e vasetti di erbe stantie accumulati permanentemente davanti alla porta di casa “sennò poi me li dimentico”;
…ti fai più di 400 chilometri per dormire in 10 in una tenda, per terra;
…hai urlato almeno una volta nella vita “IMBOSCATA!!!”;
…hai speso più di 500 euro in armi che non sono tali nemmeno per la polizia;
…provi eccitazione sessuale quando qualcuno dice “più di 500 anni fa”;
…hai dato un nome alla tua ascia danese e ci dormi assieme;
…hai indossato l’abito e l’armatura in casa solo per guardarti allo specchio;
…sei stato al cinema e hai lasciato tutti di stucco ridendo per due ore  durante la visione de “Il primo cavaliere”;
…sei passato per caso per una strada di campagna e hai pensato, guardando il panorama, “che meraviglioso teatro per una battaglia, sarebbe…”;
…sai a memoria tutte le battute di Conan il barbaro, il Gladiatore, 300, Pulp Fiction e Balle Spaziali;
…hai ripetutamente vestito abiti di lana grezza quando la temperatura era intorno ai 35 gradi celsius;
…tu e tua moglie siete in diretta competizione per chi ha il collo di volpe più bello;
…ti sei ammaccato le costole sui sassi, ti sei scottato con il braciere da campo, hai rimosso schegge, zecche e ghiaia dal tuo corpo eppure desideri ancora ripetere l’esperienza, magari tutte le settimane;
…hai una coppia di spade ammaccate e rugginose appese sulle scale di casa;
…casa tua ha bisogno di restauri urgenti e non hai soldi per farli, mentre farfugli qualcosa riguardo il comprare una dependance alla tua tenda medievale per farci stare tutto dentro;
…la domenica, a pranzo, in tavola c’è solo terracotta, peltro e stoviglie di legno. e non c’è la tovaglia;
…il muro del salotto di casa tua è permanentemente decorato da mezzo usbergo di maglia rugginosa, su cui “stai lavorando” da almeno tre anni;
…hai preso decisioni fondamentali per la tua carriera considerando l’impatto che avrebbero sui fine settimana;
…hai scelto l’auto nuova in base alla possibilità di farci stare i pali della tenda e la lancia;
…i tuoi vicini ancora si stupiscono di quanto riesca a puzzare di cadavere in putrefazione quello strano giaccone trapuntato che appendi fuori dalla finestra tutti i lunedì da giugno a settembre;
…il lunedì i tuoi colleghi ridono selvaggiamente del segno dell’abbronzatura che ti ha lasciato l’elmo normanno sul naso;
…nessuno ha più intenzione di andare a vedere un film di carattere anche vagamente storico con te;
…la tua attrezzatura da rievocazione vale da sola molto di più del tuo intero guardaroba;
…la tua auto da 20000 euro è parcheggiata in strada perché la tua tenda da 1000 euro deve asciugarsi in garage;
…le tue scarpe del 1200 costano di più di quelle del 2007;
…hai un ottimo stipendio ma sei sempre stranamente in bolletta;
…i tuoi figli sono perfettamente in grado di correggere il loro insegnante di storia;
…sventoli strane bandiere senza essere allo stadio;
…il lunedì dopo una battaglia, i tuoi colleghi riescono a sentire fisicamente l’odore dell’adrenalina residua e hanno una paura fottuta ad entrare nel tuo ufficio;
…il tuo freezer è pieno di candele, perché “così durano più a lungo”;
…nell’armadio è più lo spazio occupato dalle armature che dai vestiti;
…in piena estate per tutta la settimana bestemmi in aramaico perché sei in ufficio in maniche corte, hai l’ascella lievemente pezzata, alla macchinetta l’acqua oligominerale fresca è finita e l’aria condizionata non funziona a dovere. poi arriva il sabato, indossi una camicia a maniche lunghe, tunica di lana, corazza imbottita, maglia di ferro, elmo, camaglio e 20 chili di attrezzatura metallica per menarti a sangue con gli amici, dopodiché felicemente ti siedi a rilassarti di fronte al fuoco da campo;
…stai andando a fare rievocazione, sei costretto a fermarti a fare benzina e il benzinaio guarda con fare inquieto il tuo sedile posteriore per colpa di tutti quegli oggetti appuntiti che spuntano dal finestrino;
…ti è capitato almeno una volta di dover rispondere alle seguenti domande: “Il fuoco è vero?”, “la zuppa poi la mangiate?”, “dormite davvero nella tenda stanotte?”, “ma la spada è vera?”, “ma non hai caldo?”, “ma ti bagni se piove?”, “sono i tuoi veri capelli?”, “ma avevano la carta igienica nel medioevo?”, e soprattutto: “ma durante la battaglia muori davvero?”
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