Lettera al Ministero della Cultura

Caro Ministero,

Le scrivo questa lettera impersonale perché visto il mutare della politica, dei nomi e dei personaggi è meglio non addentrarci troppo in personalismi e rimanere distaccati.

Le scrivo questa mia lettera per chiederle un solo piccolo favore: obblighi, permetta, costringa i musei, gli archeologi capi, i provveditori o chiunque burocratico segga in qualche seggiolina di rilievo e di passacarte, a pubblicare ogni scoperta archeologica venga fatta sul suolo italiano, dopo previo studio, senza però aspettare che i miei impossibili nipoti diventino nonni.

Le parlo come rievocatrice storica che vorrebbe occuparsi di storia patria medievale (e anche un po’ romana) e vorrebbe non dover andare nelle mie amate librerie specialistiche e dover uscire con bellissimi libri stranieri che trattano di reperti ritrovati all’estero e su quelli poi dover ragionare per poter dar vita alla nostra storia, ai nostri particolarismi. Di certo leggere quei libri mi permette di conoscere le lingue straniere molto meglio di quanto la stessa scuola mi abbia insegnato (se mai mi ha insegnato qualcosa, ma lasciamo perdere, vah) e di questo forse dovrei ringraziarvi, ma non si può  ringraziare per aver fatto di necessità virtù.

Vorrei non dover cercare su internet foto di reperti tessili nord europei (per quanto bellissimi) o est europei conservati e studiati e divulgati a più non posso mentre noi, patria della moda, non abbiamo pensato di conservarli i nostri abiti storici e non abbiamo pensato a dare loro una degna protezione. Non solo le condizioni climatiche diverse permettono una conservazione diversa (ovvio che la torba in certi luoghi ha aiutato molto, come l’imbalsamazione), ma la volontà di vedere in quel piccolo ritaglio di stoffa tutta una serie di saperi e conoscenze umane imperdibili.

Vorrei non dover avere uno “spaccio” legale fra rievocatori che sono andati nei musei dove si possono fare foto (perché ricordiamo che in molti musei non si possono fare foto, ma non si hanno nemmeno supporti cartacei da comprare per poter studiare a casa il materiale) per poter cercare di ricostruire quel dettaglio che renderebbe il mio abito, i miei oggetti, la mia cucina unica in confronto a un ideale di storia tutta uguale dalla Svezia al Marocco.

Rivendico, come rievocatrice medievale, il diritto di poter usufruire delle scoperte scientifiche archeologiche che avvengono in questo suolo tanto particolare e unico, riconoscendo che ogni oggetto che si trova sotto il suolo appartiene allo Stato e come tale anche a me e non solo a quei pochi (con diritto o meno) che possono andare impunemente a vedere ogni cosa, parlare di reperti e raccontarsi quanto sia bello quel tal oggetto che hanno ritrovato in quello scavo specifico.

Le chiedo fermamente che la cultura non sia solo fruibile a grandi e piccini attraverso musei moderni e all’avanguardia, ma che sia fruibile a tutti quegli appassionati che uscendo dal museo vogliono e pretendono di saperne di più. Le chiedo che noi, storici archeologi e rievocatori storici che lavoriamo sulla Storia d’Italia dalla preistoria al 1900, possiamo essere supportati dai testi, dalle scoperte e dai rivoluzionari ritrovamenti (perché, diciamocelo, lo sappiamo tutti che negli ultimi anni si sono trovati reperti interessantissimi. Lo sappiamo perché quando siamo diventati rievocatori storici seri o abbiamo portato in tasca una laurea specifica oppure andiamo a braccetto con chi ce l’ha) senza dover impegnare la casa dei nostri padri (perché i testi che io uso hanno un prezzo alto ma accettabile e un linguaggio tecnico comprensibile e non esoterico e senza foto…) e possiamo andare in ogni posto d’Italia e all’estero a raccontare come eravamo. Le chiedo di avere un moto di orgoglio e decida di far pubblicare le scoperte scientifiche perché ancora una volta l’estero debba essere costretto a guardare all’Italia anche nella ricostruzione storica.

Con questa mia gentile lettera, rivendico il diritto da rievocatrice di essere considerata un supporto valido alla divulgazione della cultura del mio paese, perché se in 36 anni della mia vita non siete riusciti a spegnere il fatto che io sia orgogliosa di quello che faccio e di quello che racconto non ci riuscirete nemmeno nel futuro, ma quello che cambia è che io (e spero con me molti rievocatori e storici e archeologici) non potrò accettare passivamente questo atteggiamento e non me ne starò più zitta e ferma.

Sapendo che questa mia lettera forse è già lettera morta nel momento in cui la sto scrivendo, sapendo che in questo nostro momento storico qualcuno disse “con la cultura non si mangia” ma tutti gli hanno dato ragione, sapendo che alla fine la rivoluzione arriverà dal basso e fra noi e non da voi che là vi sentite fuori dal mondo,

sentitamente ringrazio,

Sara Casti

Museo archeologico di Parma.

Museo archeologico di Parma.

Ritorno al futuro

Sono un rievocatore antico…Molti miei colleghi pur di trovare l’oggetto e il dettaglio che serve loro, non solo girano il web ma comprano anche e senza problemi. Perchè il web è come un grosso bazar pieno di cose meravigliose e di artigiani dalle mani miracolose.
A me i soldi virtuali inquietavano, ma alla fine ho ceduto. E ho ricevuto il mio primo pacco…

Ora mi toccherà riprendere il mio inglese scolastico e capire un sacco di cose…E se sarà, toccherà cercare anche il secondo volume…

Abiti islamici

Chi fa il rievocatore deve spulciare di tutto per poter ricostruire il periodo interessato.
La parte più divertente è quando ti “tocca” andare alle mostre.
Sabato mi è arrivato il catalogo (grazie Commendatario!) della mostra vista il 9 gennaio a Milano. Quante cose meravigliose che posso continuare a vedere! Se non riuscite a vedere la mostra, ma siete interessati al periodo, ordinatelo alla casa editrice Skira.

Fra tutti i reperti quello che voglio farvi vedere (visto che riguarda uno dei due argomenti che dovrebbero guidare questo blog) è un abito femminile dell’Iran orientale della fine del XIII sec-inizio XIV secolo.
La foto non rende l’effetto della leggiadria e del gran lavoro di ricamo che lo adornano.

Stupiscono le lunghissime maniche (credetemi molto lunghe). Come le portavano? Le mani venivano del tutto coperte?
Stupisce anche il buco per la testa che risulta piccolissimo (spiegabile comunque con una stazza logicamente molto più esile e minuta di quella odierna), ma soprattutto decentrato. Vedendolo dal vivo ci siamo chiesti come potessero indossarlo…
Il tessuto è simile alla garza e quindi presuppone l’utilizzo di un primo abito sotto. Di che colore? Scuro per dare maggiore risalto al ricamo? Chiaro per amalgamare il tutto?

Lo stesso ricamo che nella foto risulta nero, ma che in realtà è un marrone molto scuro.
Il punto che viene usato dovrebbe essere il blackwork o almeno gli assomiglia molto. E la cosa non è curiosa perchè mentre in Europa questa tecnica ha il suo massimo splendore nel periodo elisabettiano, in medio oriente era diffusissimo da tempo.

Per chi fosse interessato a saperne di più di questa tecnica vi consiglio questo sito veramente fatto molto bene e pieno di cose interessanti anche per imparare questo ricamo.

Le Monete di Roma

Continua la mia personale pubblicità per i lavori di ricostruzione, rievocazione, storia, fatti da amici e conoscenti.
Questa pubblicità sarà a tappe, lunghe, ma assolutamente molto interessanti e aspettate.
Parlo di un’opera molto particolare, che abbraccia un pubblico di veri addetti ai lavori, ma grazie a una grafica accattivante, una serie di immagini molto belle e particolari, una narrativa chiara, precisa e puntuale si apre anche a un pubblico di neofiti.
L’argomento è la numismatica dell’antica Roma.


Questo è il primo volume

(Cliccare sulle immagini per poterle ingrandire e vedere meglio)

 



L’autore è Daniele Leoni,  mio caro amico che ho conosciuto nell’ambiente della rievocazione romana.
A breve posterò una breve intervista in cui lui possa farsi conoscere e presentare il suo lavoro.
Questa è una presentazione e quindi via con le immagini che lo stesso Daniele mi ha permesso di mettere sul mio blog.
Personalmente ho utilizzato una pagina di questo volume per fare lezione al museo Archeologico di Parma alle scuole elementari. Ho utilizzato il capitolo sulla politica di Traiano di sovvenzione agli indigenti. E questo in collegamento alla Tabula Alimentaria di Veleia, proprio al museo di Parma.

 

 

 





Infine vi metto anche il Piano dell’Opera, di modo chè voi possiate vedere quanto grande lavoro ci aspetta da leggere e da vedere e da studiare.
Per poter contattare e comprare i volumi l’opera, vi invito ad andare a vedere il suo sito http://www.lemonetediroma.com/

Siamo sotto Natale e questo può essere davvero un bel regalo per appassionati e non.
Mi raccomando accorrete numerosi!!!!

Consigli per la lettura

Quando si affronta la storia patria si dimentica sempre la storia cittadina. Chi però è appassionato di storia medievale si rende conto invece che si parla poco di patria, ma piuttosto di regni piccoli o grandi che siano. E ci si rende conto che le leggi che valgono in una città, e il suo circondario, non valgono per la città vicina, e il suo circondario. Per non parlare poi delle dominazioni più o meno straniere, dei popoli che si sono stanziati anche temporaneamente il suolo italico. La storia d’Italia è varia e variegata e stimola la curiosità.
Io faccio ammenda e ammetto di conoscere veramente poco la storia della mia Parma.
Così quando è arrivato questo libro, in modo inaspettato, l’ho ritenuto un tesoro.

Purtroppo essendo una lettrice compulsiva e colei che deve rispondere molte domande sul medioevo sia all’interno del mio gruppo che all’esterno, grazie all’apporto del forum della Mansio, questo libro è andato a finire in fondo alla lista. Alla fine è arrivato il suo turno ed è stata una sorpresa.
Ottimamente supportato dall’uso delle fonti e dal riportarle in formato chiaro, attraverso un ampio spazio dato alle note (dove vengono riportati i passi in latino); da una serie di appendici brevi, ma che servono ad ampliare il discorso; un nutrito numero di cartine e di tavole esplicative; soprattutto si sofferma sui dettagli e rende viva la città. Purtroppo non ha uno straccio di foto, nemmeno a pagarlo!
E appare tutto come una sorpresa.
Perchè Parma ha dimenticato il suo passato medievale, per quanto le tracce siano tutt’ora visibili sull’urbanistica (lo spostamento del torrente Parma, per esempio) o sui palazzi della città (torre pediculosa in via Farini). Sembra che Parma sia nata coi romani (ah, prima c’era il nulla!) e poi sia passata subito alla dominazione francese dal 1600 e al ducato di Parma, Piacenza e Guastalla con la sempre amata Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone. Senza contare il suo apporto alla Resistenza.
Ed invece no!
Il passato medievale di Parma rivela una città molto importante (visto che attraverso essa si passava in Toscana attraverso la Cisa; la via Francigena; per esempio) sia dal punto di vista politico come spirituale (non a caso dal suo soglio vescovile vengono ben 2 antipapa).
E questo libro lo esplica molto bene.
E questo è solo il 3 volume e si ferma alla soglia del periodo che io rievoco: tocca cercare il 4 volume.