La gabbia del “mediomedioevo”

cropped-codex-grc3a6cus-matritensis-ioannis-skyllitzes-sicilia-xii-secolo.jpgPrima di tutto permettetemi di spiegarvi cosa intendo io per “mediomedioevo”. Il termine nacque (non chiedetemi dove come e quando perché non sarei specifica visto il tempo passato ma soprattutto, fidatevi, non è nemmeno interessante saperlo) più o meno consapevolmente una decina di anni fa in senso positivo, ma anche con un risvolto negativo: il positivo è far capire ai rievocatori che i ritrovamenti eccezionali, in senso di eccezioni, non possono diventare la regola di ricostruzione per tutti, quindi se in quella tal tomba era stato ritrovato quel tal oggetto ma solo lì e solo quello, quello doveva rimanere un unicum, chiaro? In senso negativo invece è stato usato per eliminare tutte le differenze: si è partito con il minimizzare le mode regionali presenti in Italia per uniformarsi a due o tre standard molto simili tra loro (e quindi accettabili uniformemente), per arrivare alle tecniche di comportamento, di combattimento, il cibo e via andare: nacque il termine di “mediomedioevo” proprio per indicare che doveva esistere uno standard italico comunale secolare a cui il rievocatore si sarebbe dovuto adeguare per essere considerato un valido rievocatore; tutte le eccezioni sarebbero state mal viste e non considerate in sede di eventi, con a volte pretese di cambiare per poterli tollerare. ALT! Ma dove sta scritto ‘sta put…..ta? Da nessuna parte, ma sicuramente nella testa di alcuni rievocatori è stata presa come la bibbia (volutamente scritto minuscolo perché quel modo di fare non ha alcun valore scientifico o morale o etico o non so cosa che si debba applicare seriamente alla rievocazione) e come tale si è diffusa fra chi in modo molto pigro si è pedissequamente adeguato.

Risultato? Risultato allora che chi faceva cose extra “mediomedioevo” ha dovuto lottare e faticare e forse sbattere anche qualche porta, mentre le nuove leve rievocative si sono adattate pigramente a uno standard che non ha portato per niente a elevare la ricerca, la sperimentazione e la diversità. Anzi.

Perché cari i miei rievocatori sapientoni, molti di voi non hanno compreso assolutamente niente di quello che hanno letto negli anni.

Vi rimando al post scritto dal mio gruppo sul nostro blog per capire l’inizio del mio ragionamento: “Perché è fondamentale rievocare i templari?” Da quel post partono o nascono tanti ragionamenti legati a tante altre figure che non vogliamo o non capiamo essere fondamentali.

Ordini monastici militari. Presenti nella Storia dal XII secolo almeno e vigenti tutt’ora. Pochi comprendono appieno la portata rivoluzionaria non solo dei templari, ma anche degli ospitalieri e dei teutonici (per parlare di solo quelli più conosciuti). Pochi gruppi li fanno (beh pochissimi oserei dire…e li conosco per nome tutti!) e pochi eventi capiscono che la loro presenza è fondamentale per dare una normalità alla verosimiglianza storica.

Ebrei. Quasi assenti da ogni panorama rievocativo, pur essendo presenti in Italia dal 70 d.C indicativamente e avendo forti comunità sparse in varie zone ed essendo presenti per esempio in alcune leggi suntuarie (tanto per citare un qualcosa che piace tanto di questi tempi in cui i vestiti sono diventati oramai il punto nodale di tanti gruppi). Perché non li si ricostruisce? Ah, boh…son ebrei…che ne so io (leggere tutto con tono sarcastico). So di un gruppo che ha fatto partire il progetto ed essendo loro abituati a fare i saraceni so che hanno la mentalità giusta per parlare dei “diversi”.

Musulmani e/o arabi cristiani. Altro tasto dolente, pur considerando che tutto il sud Italia vedeva le presenze dei primi, la Spagna era musulmana fino al XIV circa e tutto il medio oriente vedeva la presenza di arabi cristiani a fianco o meno dei latini arrivati per riconquistare la Terrasanta, i gruppi che li annoverano al loro interno forse si contano sulle dita di una mano. Ah, ma sono lontani dal “mediomedioevovicinovicino”…

Suore, preti, frati, monaci e prelati vari. “Son noiosiiiii”, “Ma chi vuol fare una suora???” è vero, è molto più figo fare il cavaliere, è molto più ganzo fare il mercante, è molto più divertente fare il mercenario (possibilmente bracalone, ateo, mal messo, mal organizzato e senza disciplina). Eppure i nostri cavalieri, mercanti, dame, artigiani e artigiane e i nostri mercenari vivevano a stretto contatto con loro in ogni momento della loro vita, volenti o nolenti e noi rievocatori no. Come possiamo dirci precisi?

Questi sono solo esempi per far capire quante cose mancano a noi rievocatori e non vogliamo vedere perché “che palle!”, perché alla fine ci guardiamo attorno negli eventi e siamo tutti simili senza doverci spingere a metterci in discussione e a vedere che molti di noi non fanno nemmeno un minimo sforzo per non fare la copia di un altro rievocatore. Siamo pigri. Punto. E tutto ciò è francamente detestabile.

La pigrizia sta uccidendo certi periodi rievocativi e solo un nuovo modo di farlo può salvare capra e cavoli (nel senso di eventi, di patrimonio artistico, di patrimonio immateriale del sapere, della fatica del lavoro di tanti gruppi che stanno lavorando da anni); solo la spinta a capire cosa si legge senza ripeterlo a papera mentre si fa didattica; la spinta a capire seriamente la complessità di ogni mondo e secolo che rievochiamo, la multiculturalità del medioevo (che vien sempre visto molto banale e monolitico, mentre era altrettanto complesso quanto un periodo romano sempre visto variegato e particolare); dobbiamo metterci in gioco e sperimentare e uscire dalla gabbia, perché questa gabbia del “mediomedioevo” ci sta portando alla mediocrità.

Cavoli, abbiamo dei tecnici ricostruttori che sono a livello oramai dei più bravi esteri, abbiamo eventi che potrebbero davvero rendere tantissimo, abbiamo gruppi che si fanno ben vedere fuori anche dei patri confini, ma se ci guardiamo siamo un po’ tutti uguali! Usciamo dalle nostre gabbie mentali, sperimentiamo, proviamo a vedere che c’è davvero molto di più sia in fichezza che in manualità e che le vesti di lanaultrafigheelavorate (sì, lo scrivo tutto attaccato e capite perché) non sono di più di un sobrio abito nero da frate o da frate combattente. Rompiamo la gabbia, perché è tempo!

POSTILLA:

Prima che mi scriviate “Fai tu!” o un “Ma tu cosa fai per cambiare?” “O chi ti credi di essere?”, vorrei ricordarvi che:

  1. faccio parte di un gruppo che da 23 anni si occupa di templari seriamente e con un continuo mettersi in dubbio e che da quest anno ha deciso di fare altrettanto per i cavalieri di Rodi e che nei miei 16 anni rievocativi mi sono spesso sentita rivolgere strani sguardi o strane frasi (del tipo “non capisco perché li fate”) da più di un rievocatore.
  2. in epoca romana con il gruppo “Vicus Italicus” io mi sono occupata di schiavitù con annessi, connessi, schifezze e bassezze; organizzando un laboratorio per bambini e la didattica più complessa per gli adulti.

Detto questo vorrei smettere di sentirmi sola e vista strana, a volte anche squadrata dall’alto al basso, da gente tutta uguale di cui a volte io vedo le potenzialità per poter fare altro, ma che evidentemente vedo solo io… Io in gabbia non ci sono mai stata nemmeno in ambito rievocativo…

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