Mantova Medievale…si fatica, ma si torna a casa.

E’ stato impegnativo iniziare a pensare a questo post dopo un Mantova Medievale così intensa e piena e faticosa. Sinceramente non saprei da che parte cominciare per raccontare come questo evento è ancora una volta un bel ritorno a casa, un modo per andare avanti, un terreno di sperimentazione, un conoscere e ritrovare amici e gente nuova.

Potrei parlare di noi, di Mansio, di tutto quello che avevamo da fare, ma per una volta ancora io qui parlo di me e di come, superando le mie paure e la fatica, ne sono uscita viva da questa rievocazione. Penserete che sia una cosa normale farlo, in fondo non è che una “scena” di quello che è successo; qualcuno di voi (vedi alla voce mamma) tirerà un sospiro di sollievo al pensiero che a questo giro non ho smosso il naso, non mi sono fatta male, non ho vinto l’ambulanza (e tutto ciò un po’ mi è mancato…sapete quando ci si abitua alle pessime abitudini, dimenticarle lascia un piccolo vuoto), non ho traumi cranici da controllare (sì, a Ferrara me ne sono procurato uno piccolo…ma era piccolo lo giuro, manco me ne sono accorta! 😀 ); penserete che “cosa vuoi che sia!”. Io, invece, penso che ce l’ho fatta, anche se ho rinunciato alla battaglia della domenica perché mi mancavano le forze.

Poteva bastare un niente perché tutto andasse a rotoli. Il tempo, la stanchezza, la fatica, il caldo afoso, l’umidità, l’aria che non è mai girata nemmeno di notte. Bastava davvero pochissimo perché il nervosismo prendesse il sopravvento e facesse in modo di impedirci di gestire tutto (campo, banchetto libri, io al corso). Beh quel sassolino non si è mosso dal suo posto, niente è rotolato per terra e noi ne siamo usciti vincitori. Io ne sono uscita vincitrice, lasciando che la mia ansia di controllo se ne stesse a casa e vincesse la fiducia (“sono grandi oramai per fare quello che fai tu, mentre tu te ne stai in panciolle”), lasciando che la mia ansia da prestazione venisse ripagata da sorrisi puliti e sinceri.

la riunione dei capitani. foto di Mattia Capitano L'Elemento Umano

la riunione dei capitani.
foto di Mattia Capitano L’Elemento Umano

Ho passato tutto il tempo utile fra il mio campo e quello della Associazione Culturale Res Gestae dove “abitavano” quasi tutte le ragazze del gruppo, cercando refrigerio e arietta (nè l’una nè l’altra, ma almeno avevamo ombra), ma soprattutto cercando di passare a loro la tranquillità di affrontare la tessitura con le tavolette, di lasciarsi andare, di smollare le ansie, di rilassare le spalle e…di divertirsi. Due giorni di corso in cui avevo l’onere di insegnare tanto, almeno le basi, i trucchi (quelli che io ritengo tali e che mi hanno aiutato nel tempo a vivere la tessitura come una piacevole sfida e non come una tortura che lambicca il cervello); due giorni in cui pensavo che mi scappasse il tempo, quello che si calcola con l’orologio per dirvela tutta, e non riuscissi a fare tutto; due giorni in cui alla fine, lo dico davvero, sono volati.

il corso. foto di Elisabetta Marchi

il corso.
foto di Elisabetta Marchi

Dovrei raccontarvi cosa ho detto a loro, cosa ho passato, cosa ho fatto “mettendomi in cattedra”, beh… non ce la faccio, non è da me. Vi devo raccontare della mia ansia che pian pianino si è trasformata in tranquillità; della loro tensione che è scemata subito e si è trasformata in sorrisi; delle difficoltà che alcune trovavano, che altre superavano, che altre hanno scoperto solo alla fine; delle sfide che hanno accettato senza batter ciglio; ma non posso raccontarvi delle chiacchierate, della calma attorno a quel tavolo, delle risate, insomma di un’atmosfera che non avrei immaginato si potesse creare con così tanta facilità.

Alla fine questo post è solo un lungo e insperato ringraziamento a chi ha condiviso con me due giorni afosi e stancanti di fine agosto.

Il grazie primario va sempre a noi, alla Mansio, perché solo al video di madonna Railenda mi sono resa conto di quanto avessimo fatto, in ogni dove, senza che niente saltasse, sempre col sorriso, dandomi la conferma pratica che si può fare, che possiamo fare, che faremo sempre meglio. E prima o poi io me ne potrò andare in pensione allegramente e senza problemi. 😉

Un grazie ai marshall che hanno condotto le battaglie con rigore, intransigenza, imparzialità e attenzione: non mi sarei persa per niente al mondo questo scontro, ho fatto quello che il mio fisico, viste le condizioni avverse, mi ha permesso; ho visto tanti combattenti rinunciare, viola in volto dallo sforzo, togliersi l’armatura e stendersi a terra distrutti. Eppure, malgrado tutto questo, non si può rinunciare a difendere Mantova dagli invasori milanesi!

scontro fra il Maresciallo Mansio e Leone della Principesca Contea di Gorizia. foto di Brandy

scontro fra il Maresciallo Mansio e Leone della Principesca Contea di Gorizia.
foto di Brandy

Un grazie alla Compagnia della Rosa a.d. 1403 per esserci sempre, in prima linea, a rendere questa data quella prima da segnare in calendario.

Un grazie a Sebastiano per aver creduto in me. E forse non sa nemmeno quanto questo voglia dire…

Un grazie a tutti i fotografi che sono passati per condividere con noi emozioni, preparare progetti o “solo” riallacciare conoscenze. E finalmente ho conosciuto Celia di Impressum, dopo averla letta e vista sul web per tanto tempo.

foto di Vincenzo Bruno

foto di Vincenzo Bruno

Un grazie alle “mie” ragazze: Livia Fabris della Compagnia Falchi del Secchia, MariaLuisa, Eleonora, Alessia, Maja e Livia Drusilla dei Res Gestae per tutto quello che a me hanno trasmesso con parole, sorrisi, fatica, dubbi, facce pensierose: è davvero difficile dire quanta carica mi avete dato in questi due giorni.

foto di Impressum

foto di Impressum

Un grazie agli amici (e voi sapete chi siete), quelli che ritrovi alla sera attorno a un tavolo, quelli che ti hanno dato appuntamento per tempo e quelli che ti fanno le improvvisate, perché tutta questa fatica non avrebbe senso senza tutto ciò.

foto di Maxx Laurenzi

foto di Maxx Laurenzi

Non so se la prossima Mantova Medievale potrà essere alla stessa altezza emotiva di questa, ma di certo sarà sempre il momento in cui sempre di più io mi sento a casa.

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