Il corpo dei rievocatori

Altro post provocatorio, mentre sto preparando uno di storia vera. Abbiate pazienza.

Non voglio avere ragione in assoluto, ma voglio solo stimolarvi a un ragionamento che siate voi pubblico oppure organizzatore di eventi oppure altro rievocatore deve avervi sfiorato prima o poi e magari vi ha messo anche in discussione.

Il rievocatore è o ha un corpo. A me viene da pensare che sia un corpo e qui sta il problema, perché il corpo di un rievocatore è il corpo di un uomo e di una donna nati almeno dopo la metà del 1900 e quindi è un corpo ben diverso da quello dei suoi avi: è più alto, più forte, più sano, meno abituato a certe fatiche. Controsensi, ma reali. Quindi se rievoca un uomo o una donna nati ben prima del 1800 sarà di suo un controsenso storico, un non filologico. Pazienza voi direte…forse, dico io.

i napoleonici

i napoleonici

Il rievocatore è un corpo in quanto sul suo corpo segna la sua vita fatta di emozioni, ricordi, passioni, dolori. E’ un corpo che si riempe di cicatrici vere, nate magari da sport altri oppure dalle malattie e queste cicatrici non si possono cancellare, mettendo un abito di foggia antica: queste cicatrici sono il marchio della sua vita e come tali vanno rispettate. E’ un corpo che è arrivato alla rievocazione facendo un suo percorso personale, magari dopo essere passato attraverso altre passioni e quindi magari ha segnato con un tatuaggio un certo passato. E’ un corpo che condivide con altre passioni e quindi non potendo scindersi, mostra a tutti quanto egli come individuo sia poliedrico, particolare, unico. E’ un corpo che lavora e quindi, magari vorrebbe avere il taglio storico, i baffi storici, ma non può farlo perché il suo capo ufficio o i suoi clienti non capirebbero e poi come potrebbe pagare le bollette? E’ un corpo che vuole cambiare, che vuole esprimersi e allora barba, baffi, pettinature, colori sono il modo in cui racconta agli altri chi è perché la vita del rievocatore è dal lunedì alla domenica e dalla domenica al lunedì qualunque cosa faccia. E’ un corpo che prende medicine, che magari non può portare le lenti a contatto, che si rompe e quindi via di gesso, tutte cose che i suoi avi non hanno avuto.

Ma è anche un mezzo per far trasmettere al pubblico la sensazione di avere una macchina del tempo e quindi deve avere rispetto del personaggio che fa vivere. Gli eccessi del corpo, della propria individualità vanno sopiti per due giorni, cercati di storicizzare, arrivare al compromesso.

i medievali

i medievali

Quindi?

Quindi bisognerebbe incontrarsi a metà e capirsi negli occhi e vedersi per quello che si è. Perché il rievocatore non è un manichino che può trasformarsi a piacimento proprio o altrui, dimenticare i segni che si porta addosso, manipolarsi per il volere altrui ed essere davvero un uomo o una donna del periodo X; non può essere una tela bianca su cui altri possano scrivere la storia come la vedono; non può nemmeno essere un provocatore e urlare a tutti con il suo corpo “me ne frego di voi, dei vostri pregiudizi e delle vostre visioni, io sono così”. Bisognerebbe arrivare al giusto mezzo, capendo che

– gli occhiali non sono un vezzo ma il modo per comunicare col mondo, a volte un presidio medico, e quindi meglio un rievocatore con gli occhiali che comunica al posto di un rievocatore senza che sbatte contro tutto e tutti. Ovviamente gli occhiali non devono essere alla Elton John.

la didattica fatta seriamente

la didattica fatta seriamente anche con un paio di occhiali

– che i baffi e la barba che porti sono quello che sei, ma se non hai il taglio a tazza per il 1400 o la chioma fluente per il celta ce ne faremo una ragione. E così vale per le donne, cercando di far capire che no, il fucsia non era un colore di capelli accettabile per qualsiasi periodo storico precedente al 1970, ma se ti metti una cuffia o un velo non lo noterà nessuno.

– che i tatuaggi che porti raccontano chi sei e quindi cosa ti ha portato anche a raccontare la storia agli altri. Sarebbe meglio coprirli, ma se la copertura risulta risibile e grottesca, mostrali e fallo diventare un momento didattico, visto che la storia è anche la storia dei tatuaggi.

– che la tua fisicità (magro, grasso, alto e basso) non ti deve impedire a ricoprire qualsiasi ruolo tu voglia, purché tu lo faccia al tuo meglio. Ovvio che ci sono persone che risultano più credibili e più affascinanti nei panni che indossano, ma tu nei tuoi panni starai sempre bene quando ti diverti.

– che se il tuo fisico ti chiede riposo perché le condizioni della rievocazioni sono impervie (troppo caldo, orario assurdo per programma fatto da poltronisti, pioggia battente e freddo), al tuo fisico lo devi concedere, ma se lo fai perché ubriacarti è il tuo modo di fare rievocazione mi sa che hai sbagliato qualcosa.

la stanchezza dei templari

la stanchezza dei templari

E poi gli esempi potrebbero sprecarsi e ognuno di voi potrebbe citarne mille, ma io mi chiedo se veramente vediate quel corpo moderno nella persona che è il rievocatore che avete di fronte mentre vi fa didattica, fa sperimentazione, ci mette anima cervello e cuore a raccontarvi quello che più ama al mondo. Io credo che tutti voi, spettatori, organizzatori e altri rievocatori, vediate solo la passione, la forza, il coraggio dell’altro e che queste vi facciano fare il vero salto nel tempo. Pensateci e piantatela di essere puntigliosi e rompiscatole col corpo degli altri.

ecco cosa significa raccontare la Storia e avere il pubblico che ascolta

ecco cosa significa raccontare la Storia e avere il pubblico che ascolta

POSTILLA: doverosa dopo aver avuto un sano scambio con altri rievocatori su Facebook

Questo post parla di Rievocatori e non di giocatori di ruolo, di figuranti di eventi simil storici o di feste a tema. Questo post non può essere usato per giustificare abiti non storicamente corretti, smalti sulle unghie, andare in giro pittati come sciantose, mischiare le epoche e il fantasy perché “è più facile e fa scena”. Questo post non giustifica colui che per ignavia o per pigrizia voglia giustificare qualsiasi anacronismo storico a suo piacimento, per paura di aprire un libro e imparare.

Questo post è in difesa di tutti quei Rievocatori Seri (e guardate che ce ne sono e tanti anche in Italia) che nella loro ricostruzione sono attenti a dettagli, vestiti, ricostruzioni, didattica, sperimentazione, ma che non essendo uomini e donne scongelati dalla loro epoca portano i segni di essere figli di questo millennio. E per questo loro essere figli di un’epoca “sbagliata” non devono essere pungolati per dettagli minimi (che molti in realtà manco notano) a discapito della loro cultura, dedizione e passione. Perché il rispetto per il Rievocatore Serio non sta nel guardarlo come se fosse una bella statuina, ma nel confronto, nel dialogo e nell’imparare reciproco.

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8 thoughts on “Il corpo dei rievocatori

  1. Condivido in pieno, Donna Eloisa! Anzi, dico di più: molti pensano che il rievocatore sia un “alienato” che si rifugia nel Living History perché si rifiuta di vivere nel presente.
    Per me non esiste cavolata più grossa: il rievocatore fa vivere il passato nell’oggi, nel contatto con la gente, contribuisce a creare una coscienza nella realtà in cui vive, e a volte (non credo di esagerare) a cambiarla anche: ad esempio, noi della Gens Langobardorum abbiamo contribuito ad attirare l’attenzione sulla nostra città, sui suoi tesori ignorati a volte anche dai suoi stessi abitanti, a movimentare un ambiente culturalmente quasi immobile come può essere una piccola città di provincia del Sud Italia.
    Se il Living History non è vivo, nell’oggi, nel presente, secondo me non è Living History, è Dead History.

    • Diciamo che era un po’ che pensavo a questo post, perché troppe volte mi hanno detto o ho sentito dire “non mettere questo, non fare l’altro, non è storico, non sembri abbastanza storica” così alla fine ho visto rievocatori scoglionati, stanchi e abbruttiti da regolamenti illogici frutto di una visione distorta del rievocatore. Mentre eventi leggermente più tolleranti hanno visto dare il meglio di ogni rievocatore, in ogni condizione, perché riusciva coi tempi pregi e difetti a dare il suo meglio.
      Ripeto e sottoscrivo che la verosimiglianza al modello storico deve essere il più puntuale e precisa possibile, ma noi non saremo mai i nostri personaggi e questo va capito e tollerato.

  2. Sacrosante parole, mi inchino davanti al vostro sempre pacato e lucido modo di esporre ciò che dovrebbe essere ovvietà per coloro che hanno questa passione ma spesso ovvio non è, anche se spontaneo mi sorge il dubbio che non ci sia neanche la passione.

    • Ti ringrazio per l’apprezzamento al mio pensiero e per quanto tu sottolinei che sia una “ovvietà” per molti non lo è e seguendo le diverse discussioni su fb ho notato che, per quanto ci sia maggiormente condivisione, ci sono altri che negano del tutto o quasi quello che ho detto, prediligendo una perfezione totale al modello ricostruito.
      Per fortuna, per ora, le discussioni sono pacate e spero che siano solo costruttive e rispettose, come dovrebbero sempre essere.

  3. Sono una di quelle che “ha letto su facebook”, ma senza intervenire, pur partecipando a vari gruppi in cui questo post è apparso.
    Per quel che valgono i miei due cent di pensiero, sono più che d’accordo. Soprattutto perché troppo spesso il termine italiano “rievocare” finisce per esser collegato all’idea di finzione – finzione inteso come posticcio, non come sospensione dell’incredulità propria del gioco o dello spettacolo teatrale, ad esempio. Quello che trovo sempre molto complesso da spiegare a chi guarda – e spesso biasima – da fuori è che innanzitutto un rievocatore vive. Che quei due o tre giorni che passa in un accampamento con addosso l’abito di un’altra epoca non sono una scenetta carnascialesca o qualcosa di separato dalla sua vita, ma sono parte integrante della sua vita. E il corpo che tutte le mattine li scarrozza a lavorare, quello con cui vivono “la vita normale” (sic!) è lo stesso che agisce in rievocazione… magari cercando di adeguarsi alle contingenze e quindi adattandosi nei movimenti (il salto dai jeans alle gonne lunghe fino a terra cambia il passo, ovviamente). Però non è un far finta di cui misurare l’accuratezza fin nel giudicare adeguata o meno la corporatura, come si stesse facendo un disegno in copia dal vero del passato… è un momento di vita. E questo dovrebbe apparire assolutamente ovvio, se fosse preso da tutti con il dovuto buonsenso.
    E per buonsenso intendo, appunto, l’automoderazione per quel che riguarda i segni troppo evidenti della modernità del corpo che ci ritroviamo – automoderazione che dovrebbe sorgere spontanea nel prendere seriamente la rievocazione anche nel suo aspetto didattico diretto e indiretto.

    Pardon l’invasione, ma erano argomenti su cui anche io andavo riflettendo da un po’ 🙂 grazie per lo spunto e l’argomentazione!

    • Grazie.
      La tua domanda è facile e difficile nello stesso tempo. Facile perché una volta che si è capito il periodo che si ama, si contatta un gruppo che si è visto e poi si parla coi referenti e via…si parte!
      Difficile perché se non hai un nome di un gruppo o di un rievocatore particolare per passaparola o per conoscenza più o meno diretta, devi iniziare a frequentare feste rievocative e parlare direttamente coi gruppi.
      Io mi occupo di storia romana ( “Vicus Italicus” a questo indirizzo https://www.facebook.com/vicusitalicus?fref=ts ) e di storia medievale (“Mansio Templi Parmensis” a questo indirizzo https://mansiotempliparmensis.wordpress.com/ ) se ti interessa.

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